Anche a causa di un visto che dura solo quindici giorni non posso restare ancora a lungo in Thailandia. Poco male, torno in Malesia, e ci torno volentieri.
La Thailandia non mi ha deluso, o meglio, non mi ha fatto schifo come ho temuto a un certo punto a Kuta (Bali) riflettendo su quanta poca autenticità sopravvive nelle zone più turistiche del Sud Est Asiatico.
Mi sembrava che tutto fosse di plastica e preconfezionato, che l'unico dialogo con gli indigeni si riducesse al rifiutare le insistenti offerte di tassisti, spacciatori e papponi, (e c'è chi fa tutti e tre i lavori).
Bangkok è sì un ghetto per backpacker, è sì piena di turisti ma rimane una metropoli gigante da esplorare, piena di umanità, odori e rumori. E smog.
E al tramonto può capitare di rimanere intrappolati in un ingorgo umano tra gli strettissimi banchi del mercato vicino a Chinatown.
Alla fine quello che rende Bangkok insopportabile è la sua scarsa vivibilità, la sua confusione e il suo inquinamento. E questo mi sta bene!
A Chiang Mai alla fine sono rimasto quasi cinque giorni, ho esplorato discretamente la città ma son stato costretto anche a passare un bel po' di tempo in guesthouse a causa della salute non ottimale.
Chiang Mai è in qualche modo la capitale culturale della Thailandia, molti stranieri ci si fermano per diversi mesi per seguire corsi di massaggi, di cucina, di lingua thailandese e altro.
Rimane una meta classica del circuito turistico, ma camminare non è stressante come a Bangkok e la qualità delle guesthouse è migliore.
Ora sto meglio e in Malesia voglio farmi una camminata nella giungla. Tra poche ore parto per il sud della Thailandia, con destinazione Hat Yai (città famosa per i recenti contrasti tra le minoranze islamiche e le autorità), dopodichè il prima possibile attraverso il confine malese, con destinazione Kota Bahru, punto di partenza dello Jungle Train...
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On the way to Malaysia
Francesco Giordano | martedì 13 gennaio 2009 | Etichette: bangkok, Chiang Mai, Chinatown, Jungle, malesia, thailandia
Ayutthaya e poi via verso il nord thailandese
Francesco Giordano | mercoledì 7 gennaio 2009 | Etichette: Ayutthaya, bicicletta, Chiang Mai, mappa
Dopo circa quattro giorni di riposo a Bangkok (non li ho contati), trascorsi a spasso per la citta' e a ciondolare per Thanon Khao San prendo il mio bel treno di terza classe per Ayutthaya.
Il viaggio dura un'ora e mezza ma bisogna sommare un'ora di ritardo, per cui sono stimate due ore e mezza per settanta chilometri.
Non male, ho letto Patagonia Express di Sepulveda.
Ayutthaya e' poco piu' di un villaggio. Forse una cittadina. Ed e' stata capitale della Thailandia.
Qua i Wat, ovvero templi, non mancano, ce n'e' in abbondanza. Talmente tanti che pagare per vedere i due-tre piu' importanti e' stupido perche' si vedono benissimo al di fuori dalle mura alte trenta centimetri e comunque ce ne sono a bizzeffe gratuiti in mezzo ai parchi.
Per fortuna questo errore l'ho commesso solo una volta e ho sprecato solo 50 bath.
E' zona turistica e questo incide un po' sui prezzi ma tutto sommato (per usare un'espressione di Monkey) non e' che la gente ti guardi come un portafoglio ambulante.
Piuttosto quando passi in bicicletta e hai l'aria di uno che si e' perso i bambini ti salutano gioiosamente in inglese e ti danno il benvenuto nel loro paese. Poi nessuno pero' sa dirti dove ti trovi guardando una mappa della loro citta'. Mah, questa cosa mi e, capitata anche a Kuala Lumpur e, ora che ci penso, a Casablanca.
Io credo che se a Torino uno straniero mi fermasse chiedendomi di indicargli dove si trova nella mappa non avrei grossi problemi.
Stasera prendo un bus per Chiang Mai (500 bath; ma al ritorno mi sa che prendo la terza classe che costa meno della meta') e arrivo finalmente nel nord della Thailandia.
Forse li' fara' un po' freschino.
No, non come in Italia! Al massimo un felpino la sera, ma non e' detto.
Il viaggio dura un'ora e mezza ma bisogna sommare un'ora di ritardo, per cui sono stimate due ore e mezza per settanta chilometri.
Non male, ho letto Patagonia Express di Sepulveda.
Ayutthaya e' poco piu' di un villaggio. Forse una cittadina. Ed e' stata capitale della Thailandia.
Qua i Wat, ovvero templi, non mancano, ce n'e' in abbondanza. Talmente tanti che pagare per vedere i due-tre piu' importanti e' stupido perche' si vedono benissimo al di fuori dalle mura alte trenta centimetri e comunque ce ne sono a bizzeffe gratuiti in mezzo ai parchi.
Per fortuna questo errore l'ho commesso solo una volta e ho sprecato solo 50 bath.
E' zona turistica e questo incide un po' sui prezzi ma tutto sommato (per usare un'espressione di Monkey) non e' che la gente ti guardi come un portafoglio ambulante.
Piuttosto quando passi in bicicletta e hai l'aria di uno che si e' perso i bambini ti salutano gioiosamente in inglese e ti danno il benvenuto nel loro paese. Poi nessuno pero' sa dirti dove ti trovi guardando una mappa della loro citta'. Mah, questa cosa mi e, capitata anche a Kuala Lumpur e, ora che ci penso, a Casablanca.
Io credo che se a Torino uno straniero mi fermasse chiedendomi di indicargli dove si trova nella mappa non avrei grossi problemi.
Stasera prendo un bus per Chiang Mai (500 bath; ma al ritorno mi sa che prendo la terza classe che costa meno della meta') e arrivo finalmente nel nord della Thailandia.
Forse li' fara' un po' freschino.
No, non come in Italia! Al massimo un felpino la sera, ma non e' detto.
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