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Anche a causa di un visto che dura solo quindici giorni non posso restare ancora a lungo in Thailandia. Poco male, torno in Malesia, e ci torno volentieri.

La Thailandia non mi ha deluso, o meglio, non mi ha fatto schifo come ho temuto a un certo punto a Kuta (Bali) riflettendo su quanta poca autenticità sopravvive nelle zone più turistiche del Sud Est Asiatico.
Mi sembrava che tutto fosse di plastica e preconfezionato, che l'unico dialogo con gli indigeni si riducesse al rifiutare le insistenti offerte di tassisti, spacciatori e papponi, (e c'è chi fa tutti e tre i lavori).

Bangkok è sì un ghetto per backpacker, è sì piena di turisti ma rimane una metropoli gigante da esplorare, piena di umanità, odori e rumori. E smog.
E al tramonto può capitare di rimanere intrappolati in un ingorgo umano tra gli strettissimi banchi del mercato vicino a Chinatown.
Alla fine quello che rende Bangkok insopportabile è la sua scarsa vivibilità, la sua confusione e il suo inquinamento. E questo mi sta bene!

A Chiang Mai alla fine sono rimasto quasi cinque giorni, ho esplorato discretamente la città ma son stato costretto anche a passare un bel po' di tempo in guesthouse a causa della salute non ottimale.
Chiang Mai è in qualche modo la capitale culturale della Thailandia, molti stranieri ci si fermano per diversi mesi per seguire corsi di massaggi, di cucina, di lingua thailandese e altro.
Rimane una meta classica del circuito turistico, ma camminare non è stressante come a Bangkok e la qualità delle guesthouse è migliore.

Ora sto meglio e in Malesia voglio farmi una camminata nella giungla. Tra poche ore parto per il sud della Thailandia, con destinazione Hat Yai (città famosa per i recenti contrasti tra le minoranze islamiche e le autorità), dopodichè il prima possibile attraverso il confine malese, con destinazione Kota Bahru, punto di partenza dello Jungle Train...
Dopo circa quattro giorni di riposo a Bangkok (non li ho contati), trascorsi a spasso per la citta' e a ciondolare per Thanon Khao San prendo il mio bel treno di terza classe per Ayutthaya.
Il viaggio dura un'ora e mezza ma bisogna sommare un'ora di ritardo, per cui sono stimate due ore e mezza per settanta chilometri.
Non male, ho letto Patagonia Express di Sepulveda.

Ayutthaya e' poco piu' di un villaggio. Forse una cittadina. Ed e' stata capitale della Thailandia.
Qua i Wat, ovvero templi, non mancano, ce n'e' in abbondanza. Talmente tanti che pagare per vedere i due-tre piu' importanti e' stupido perche' si vedono benissimo al di fuori dalle mura alte trenta centimetri e comunque ce ne sono a bizzeffe gratuiti in mezzo ai parchi.
Per fortuna questo errore l'ho commesso solo una volta e ho sprecato solo 50 bath.

E' zona turistica e questo incide un po' sui prezzi ma tutto sommato (per usare un'espressione di Monkey) non e' che la gente ti guardi come un portafoglio ambulante.
Piuttosto quando passi in bicicletta e hai l'aria di uno che si e' perso i bambini ti salutano gioiosamente in inglese e ti danno il benvenuto nel loro paese. Poi nessuno pero' sa dirti dove ti trovi guardando una mappa della loro citta'. Mah, questa cosa mi e, capitata anche a Kuala Lumpur e, ora che ci penso, a Casablanca.
Io credo che se a Torino uno straniero mi fermasse chiedendomi di indicargli dove si trova nella mappa non avrei grossi problemi.

Stasera prendo un bus per Chiang Mai (500 bath; ma al ritorno mi sa che prendo la terza classe che costa meno della meta') e arrivo finalmente nel nord della Thailandia.
Forse li' fara' un po' freschino.
No, non come in Italia! Al massimo un felpino la sera, ma non e' detto.