Non mi sento granchè meglio, ma alle 12 dobbiamo lasciare l'albergo e alle 14 abbiamo il ferry-boat per Macau.
Nauseato e con l'orecchio ancora dolorante chiudo le valigie e faccio il check-out.
Un taxi ci porta in un quarto d'ora al terminal dei traghetti; prima di entrare dobbiamo espletare le solite formalità doganali. Infatti Macau, ex colonia portoghese tornata alla Cina nel 1999, è come Hong Kong, una Regione Amministrativa Speciale; ha una valuta propria, la Pataca, che vale poco meno di 1 HK$, e regge la sua economia sul gioco d'azzardo, contendendo a Las Vegas il primato mondiale per il volume d'affari legato a tali attività.
Tra Macau e Hong Kong partono moltissimi traghetti al giorno, con una frequenza che negli orari di punta arriva a 15 minuti. A bordo ci si siede su ampie poltrone su cui riposare durante i 50 minuti di viaggio.
Macau
A Macau, dopo un nuovo passaggio in dogana, ci aspetta una lunga coda per prendere il taxi. Il malditesta, la febbre e la pioggia rendono il tutto ancora meno piacevole!
Finalmente ci facciamo portare nell'albergo prenotato su internet qualche settimana fa, situato nell'isola di Taipa, vicino all'aeroporto. Paghiamo il prezzo di un ostello ma il servizio e la qualità sono di un quattro stelle. Perlomeno posso riposarmi tutto il pomeriggio e cercare di guarire in vista della partenza per la Malaysia del giorno dopo!
Rinuncio quindi a visitare Macau, mi spiace ma non mi sento proprio di uscire. Inoltre l'8 settembre torneremo qui da Singapore e il giorno dopo dovrei avere qualche ora per fare un giro.
Nel pomeriggio Alberto si fa un giro per la città e la sera ceniamo insieme in albergo, dove per una decina di euro si può mangiare a volontà attingendo da un ricco buffet. La salute e il buonumore stanno tornando...





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