Il check-out è alle 12, ne approfittiamo per dormire a lungo (ci aspettano due giorni di viaggio) e per preparare i bagagli con calma.
Fuori piove parecchio, annullo la mia visita alla Galleria d'Arte Moderna; non mi aspettavo il MOMA, ma magari era interessante!
Scrivo qualche cartolina, invio qualche email e mi diletto nell'arte del contrabbando, ai grandi magazzini una stecca di Marlboro viene 5,60€!
A pranzo andiamo ancora nel bizzarro ristorante di lusso del primo giorno. Gli arredi sono eleganti, i camerieri tantissimi e indaffaratissimi anche se siamo gli unici clienti. In compenso, ci mettono una mezzora buona per servirci.
Con gli ultimi spiccioli in tasca ordiniamo ravioli a volontà e ci saziamo.
Prendiamo un taxi per la stazione perchè la distanza non è breve; il nostro treno, che parte alle 16.30 diretto a Dsamin Uud, non è francamente un granchè, un po' sporco e decadente. Eppure, ogni scompartimento è fornito di un antiquato quanto fastidioso televisorino LCD che trasmette programmi a cura delle Ferrovie...
A bordo sembriamo essere gli unici turisti stranieri insieme a un irlandese di quarant'anni, Michael. Sta facendo il giro del mondo, ed è diretto anche lui a Beijing.
Per cena ci accomodiamo nel vagone ristorante: è pieno zeppo di mongoli, quasi tutti ubriachi. Diventiamo l'attrazione del momento, tutti ci guardano e ci invitano insistentemente a bere con loro. Un rifiuto li fa infuriare. In effetti alcuni di loro sono proprio molesti, ingoiamo in fretta le nostre terribili pietanze e torniamo nel nostro vagone.
Dal finestrino scorrono le affascinanti immagini di steppe, colline, prati e deserto.





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