Giungiamo a Dsamin Uud alle 7.15, puntuali (in realtà non sapevamo minimamente a che ora saremmo arrivati!).
Timidamente scendiamo giù dal treno, insieme al prode Michael ci avventuriamo nella fervente baraonda di bus e jeep che raccolgono passeggeri per attraversare il confine.
Scegliamo accuratamente quello con l'auto più scassata. Non sa l'inglese ma conosce benissimo i numeri: “eiti yuan or tirtin tausend tugrik”. A testa o in totale? Non si sa...
Saliamo a bordo un po' stretti, ma ci si sta.
Parte, ma inizia a succedere un po' di tutto. Si ferma in una piazzola, recupera dei documenti, riparte, si ferma davanti a una caserma e fa salire due persone, uno dei quali è un militare. Li prendiamo in braccio, ora siamo in otto in macchina!
Ci fermiamo davanti alla coda davanti al confine, fa scendere gli ultimi arrivati, ruba il posto in fila con delle manovre azzardatissime, curandosi poco della carrozzeria della sua auto e di quelle altrui. Ora la porta anteriore non si chiude più.
Il nostro accompagnatore cerca di investire un giovane militare, schiacciandolo tra due vetture. Questo si incazza. Dopo cinque minuti scherzano e ridono.
Davanti e dietro di noi decine di jeep, pochi metri più in là c'è la Cina. Siamo un po' tesi perchè non capiamo niente, non sappiamo fra quanto tempo varcheremo la frontiera, né luogo e orario di partenza del bus per Beijing.
Un giovane ragazzino che mastica un po' di inglese ci intrattiene, sostiene di essere un amante del cinema e soprattutto della musica dance, il suo idolo è Benny Benassi!
Giungiamo al primo ufficio doganale, compiliamo i moduli necessari per l'uscita dalla Mongolia. Risaliamo a bordo, percorrendo la “No Man's Land”; arriviamo infine alla frontiera cinese.
Qui si pagano 5 yuan di tasse e si passano le valigie ai raggi x. Compiliamo la carta d'immigrazione, e siamo finalmente in Cina!
Erlian
Veniamo portati fino alla stazione dei bus di Erlian, qui dovrebbe partire il bus per Beijing. Al momento di pagare, scopriamo che quel prezzo non era complessivo, ma a testa. In tre ore il nostro autista ha guadagnato più di un operaio in due settimane.
Per fortuna Michael ci cambia 100 yuan per 10 euro perchè in stazione nessuno parla inglese e non è possibile cambiare valuta. Facciamo una piccola spesa di biscotti, patatine e noccioline.
Per caso incorriamo nella responsabile della compagnia dei bus, parla un po' di inglese e ci spiega i dettagli del nostro viaggio.
Alle 13.30 ci accomodiamo sullo sleeping bus, particolarissimo veicolo mai visto prima: non sembra troppo malconcio. I viaggiatori sono tutti occidentali, tra di essi la coppia di torinesi incontrata sul treno Irkutsk-Ulaanbaatar.
Il viaggio non è dei migliori, prima si muore di caldo, poi viene sparata a razzo l'aria condizionata e si muore di freddo, diversi viaggiatori si sentono male.
Le cuccette sono accavallate una sopra l'altra e disposte su due piani e tre file. Un'esperienza bizzarra ma che ricorderò!
Sopraggiunto il buio, mi addormento e non dormo neanche troppo male.





1 commenti. Commenta!:
ah ah ah, gli sleeping bus cinesi... penso li abbiano solo loro... dormire con i piedi di quello dietro di te in faccia.... mi sto proprio godento il tuo racconto.. mi spiace proprio tu abbia perso le foto, dev essere stato un brutto colpo
giredue
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