Questo è il racconto del viaggio che ho fatto durante l'estate 2007 insieme a Stefano, Andrea e Alberto.
Inizialmente volevamo fare un viaggio lungo la famosa Linea Transiberiana, o meglio Transmongolica, visto che la nostra destinazione era Beijing, in Cina.
Poi si è trasformato in qualcosa di più: volevamo arrivare
a Hong Kong direttamente in treno da Torino. Il tutto in circa trenta giorni, quindi solo con brevi tappe lungo il percorso.
Come si può leggere nel capitolo
Москва, e la delusione il nostro obiettivo purtroppo è fallito, non essendo riusciti a coprire via terra la tratta Ekaterinburg-Irkutsk, una delle più lunghe e affascinanti della Transiberiana.
Non per questo l'esperienza è stata da meno.

I primi 33 giorni abbiamo viaggiato tutti e quattro insieme, coprendo le tappe segnate nella mappa qui sotto, dopodichè Andrea e Stefano sono tornati in Italia.
Alberto ed io abbiamo approfittato di due voli a basso costo per avere un assaggio di sud-est asiatico: Kuala Lumpur e Singapore.




Purtroppo negli ultimi giorni di viaggio mi si è rotto l'hard disk del pc dove ogni giorno salvavo numerosissime fotografie. Confesso che perderle tutte è stato particolarmente doloroso.
Possiedo ancora il disco danneggiato e chissà, forse in futuro con una costosa operazione di recupero dati le ritroverò!
A causa di questo disguido, le (poche) immagini presenti nei capitoli fino al 36 sono, diciamo, di repertorio. Da Kuala Lumpur in poi fortunatamente ho tenuto le foto nella schedina della fotocamera.

Un piccolo dettaglio tecnico: a causa della naturale struttura del blog i messaggi appaiono in ordine cronologico inverso, cioè, prima il più recente. Credo che il modo più comodo sia seguire l'elenco dei capitoli sulla barra laterale.

Auguro una buona lettura. Commenti, critiche e segnalazioni (anche per errori nel testo) sono ovviamente molto graditi

Francesco
Macau

Svegli ancora una volta verso le 11.30, effettuiamo il check-out e prendiamo lo shuttle bus gratuito per il terminal dei traghetti. Il trolley comprato a Shanghai si è ormai trasformato in una valigia normale, infatti le ruote piano piano si sono staccate!

Abbiamo un paio d'ore prima della partenza, e decidiamo di avventurarci un po' in giro: uscire a piedi dal terminal però è un'avventura perchè non ci sono passaggi pedonali. Infine troviamo un cavalcavia che porta in una zona residenziale, ma pare che arriviamo in una specie di periferia, dove c'è ben poco da vedere. Mi rimane comunque impresso lo scorcio di palazzoni residenziali di epoca coloniale.

Per mangiare qualcosa troviamo solo un supermercato dove rimediamo patatine e biscotti vari... pure la beffarda insegna del McDonald's sarebbe la benvenuta in questi casi!

Torniamo infine al terminal dei traghetti e ci imbarchiamo sul comodo ferry boat.


Hong Kong

Torniamo infine a Hong Kong, ancora una volta passando dalla dogana: il mio passaporto, che ha pochi mesi di vita è già pieno di timbri.

Qui, dopo una fermata di metropolitana, mi libero finalmente dei miei pesanti bagagli, infatti nella Hong Kong Station, è possibile effettuare l'InTown Check-in: spediamo le valigie all'aeroporto e otteniamo la carta d'imbarco.

Prendiamo il traghetto per Tsim Sha Tsui e dopo uno spuntino trascorriamo l'ultimo tramonto ancora sulla Grand View Deck, godendo dello spettacolare panorama di fronte a noi. Intanto, scrivo l'ultima cartolina del mio viaggio.


Giriamo ancora per far passare del tempo, finchè alle 22, dalla stazione di Tsing Yi, prendiamo l'Airport Express che in poco meno di 30 minuti ci porta nella fantastica aerostazione di Hong Kong. Purtroppo, vista la tarda ora, molti bar, negozi e attrazioni sono ora chiuse.


Attendiamo di essere imbarcati sul Boeing 747-400 della Oasis Airlines, il nostro volo per Londra (prenotato undici mesi fa e pagato solo 160 euro) parte verso l'1.00.

A bordo il servizio è discreto: l'aeromobile non è nuovissimo ma i sedili sono comodi e sufficientemente reclinabili per dormire, sono dotati di schermo LCD e viene servita una cena, perlomeno commestibile.

Trascorse un paio d'ore dal decollo, mi addormento definitivamente... il viaggio in Asia è finito, al mio risveglio saremo in Europa, e l'aeroporto londinese di Gatwick sarà la nostra casa per una manciata di ore, prima di poter volare finalmente a Torino.



Singapore

La stanchezza di fine viaggio si fa sentire, ci sveglia alle 11.30, giusto in tempo per lasciare l'albergo.

Prendiamo la metropolitana, diretti a Orchard Road. Una particolarità del sistema dei trasporti di Singapore, è che si lascia una caparra al momento dell'acquisto del biglietto che viene restituita all'arrivo: praticamente, se un biglietto costa 1 dollaro lo si paga 2, e all'arrivo inserendo il biglietto in un apposita macchinetta si ritira un resto di 1 dollaro.

Orchard Road sono gli Champs Elysees d'Oriente, la strada più famosa di Singapore, pullulante di negozi alla moda.

Invece di pranzare ci sfamiamo spizzicando stuzzichini per strada: è pieno di chioschetti e bancarelle provviste di spiedini di pollo, calzoncini fritti e, soprattutto, succhi di frutta fresca frullata sul momento!

All'Hard Rock Cafe mi procuro l'ultimo shot-glass del mio viaggio dopo Mosca, Beijing, Hong Kong e Kuala Lumpur, la mia collezione cresce sempre di più.


Verso le 17 finiamo di percorrere Orchard Road, rendendoci conto che è non è così facile fare affari né con l'elettrnioca né tantomeno con i vestiti.

Passati in albergo a ritirare i bagagli ci rechiamo all'aeroporto Changi direttamente con la metro.

Il nostro volo Tiger Airways parte dal Terminal low-cost che, seppur di dimensioni ridotte, è ottimamente organizzato e funzionale. Il decollo è puntuale alle 20.20 e l'atterraggio a Macau avviene nei primi minuti del 9 settembre, alle 0.05.


Macau

Ancora formalità doganali e ancora taxi: arriviamo in albergo, lo stesso dove abbiamo alloggiato pochi giorni fa, verso l'una, ma ciò non ci scoraggia a passare una notte fuori dedicandoci al casinò!

Siamo sull'isola di Taipa, meno vivace della penisola, ma qualche sala da gioco non manca. In effetti noi entriamo nel primo hotel che ci capita, il Grand View, e ospita un casinò aperto 24 ore su 24.

Purtroppo tavoli da roulette non ce ne sono, è presente solo una macchinetta automatica. Rimango un po' deluso, ma tuttavia posso giocare più tranquillo e più comodo.

La serata è particolarmente fortunata per me: inizio con 180 HK$ prestatimi da Alberto, dopo alcuni alti e bassi arrivo a 550 HK$, piano piano perdo quasi tutta la mia vincita ma all'ultima giocata, poco prima di andare via punto 20 HK$ sul 2 e 200 HK$ sulla seconda dozzina... magicamente esce proprio il 2 e vinco in un solo colpo 1100 HK$!


Sono ormail le 4.30 del mattino, le emozioni mi hanno tenuto sveglio. E' ora di andare a dormire per riposarci prima dell'ultima giornata del nostro viaggio.



Singapore

La notte non passa indenne dalle zanzare che affollano lo scompartimento. Esse non fanno certo distinzione tra prima e seconda classe, e l'autan le allontana solo in parte.

Alle 6.30 veniamo svegliati perchè per passare il confine è necessario scendere dal treno con tutti i bagagli e passare personalmente alla dogana.

Arriviamo quindi alla minuscola stazione di Singapore, vi sono solo due binari! In effetti, da qui partono al massimo tre o quattro treni al giorno, tutti diretti a Kuala Lumpur.


Siamo più stanchi del previsto, credevamo che lo scompartimento di prima classe ci avrebbe permesso di riposare, invece non vediamo l'ora di arrivare in hotel per dormire ancora un po'. Un taxi ci porta all'Asphodel Inn, prenotato su internet. Non è niente di che, anzi è abbastanza squallido, ma per una sola notte va benissimo, soprattutto in considerazione del prezzo.

Purtroppo alle 9 la nostra stanza non è ancora pronta e dovremo tornare per le 12.


Anche se avrei preferito posticipare, inizia subito un breve tour della città: siamo situati nel cuore di Little India, non siamo lontani da Orchard Road, dal quartiere coloniale e dalla maggior parte delle attrazioni.

Raggiungiamo a piedi Victoria Street ed entriamo in un centro commerciale per prelevare contante.

Mi sorprende come alle 10 di mattina la città sia ancora deserta: immaginavo che in un posto come Singapore ci fosse sempre fermento, gente indaffarata per strada e traffico. In compenso, tutto è pulito e sembra funzionare bene, una sensazione che molti avranno provato venendo qui per la prima volta.

All'interno del centro commerciale, decido di farmi tagliare i capelli: per 10 SG$ (5 euro) mi fanno un taglio veloce.

Mettiamo qualcosa sotto i denti ed entriamo in qualche negozio di elettronica per comparare i prezzi con quelli europei.

Facciamo passare ancora un paio di ore girovagando per il quartiere coloniale e avvicinandoci alla baia.

Tornati in albergo, mi faccio una doccia e mi metto a letto per un paio d'ore.


Mi sveglio più tardi del previsto, e ritorno in giro solo alle 17 inoltrate.

Visto il poco tempo sfrutto a pieno i consigli della guida per fare un mini-tour della città. Scendo con la metropolitana a Raffles Place, piccolo centro circondato da grattacieli, costeggio la baia prendendo la Esplanade Drive, dalla quale si scorge lo stupendo Esplanade Theatre on the Bay, magnifico esempio di architettura moderna.

Entro quindi in pieno quartiere coloniale e passo davanti all'Hotel Raffles, noto albergo di Singapore, intitolato a Sir Thomas Raffles, fondatore di Singapore nel XIX secolo.

A due isolati di distanza vi è il Singapore Art Museum, aperto fino alle 21 il venerdì sera. Lo visito abbastanza approfonditamente, ma le sale in esposizione sono poche, per fortuna l'entrata è libera. Contemporaneamente alla mia breve visita, si tiene un party al piano terra, frequentato da uomini e donne eleganti, a quanto pare questa festa ha a che fare con il Brasile... avessi avuto abiti più adeguati mi sarei imbucato e avrei scroccato drink e salatini!


Infine mi dirigo verso Beach Road, dove vi è un'alta concentrazione di bar e ristoranti. Mangio al Yinthai Place, dove mangio discretamente cibi molto piccanti. Ottimo però il dolce, mango e riso glutinoso.

Dopo cena mi avventuro curiosamente per Orchard Road, illuminata e trafficata, piena zeppa di negozi e centri commerciali, anche di sera. Il Seven Eleven mi viene in aiuto, compro una birra fresca e la sorseggio camminando durante il tragitto per l'albergo, che compio metà a piedi e metà in metropolitana.



Kuala Lumpur

Mi sveglio verso le 10, metto a posto tutti i bagagli perchè devo lasciare la stanza, mangio una banana per colazione ed esco. L'appuntamento con Simone è alle 11 davanti alle Petronas Towers. Lui si sarebbe dovuto svegliare prima per fare la coda e salire sullo Sky Bridge che collega le due torri, ma dopo un po' che lo aspetto, mi arriva un sms con scritto che non si era ancora svegliato, a causa del jet-lag non ha sentito la sveglia.

Poco male, torno in ostello, ci incontriamo e da lì prendiamo un taxi, per farci portare alla Batu Caves, qualche chilometro a nord di Kuala Lumpur.


Si tratta di grotte naturali alle pendici di un monte, all'interno delle quali è stato costruito un tempio indù. Alle sommità del monte e della scalinata che collega l'ingresso della grotta vi è un'immensa statua d'oro raffigurante Murugan, una divinità indù.

A rendere più insolità l'atmosfera, e forse vera attrazione del luogo, è la massiccia presenza di scimmie. Per niente aggressive ma neanche spaventate dalla presenza dell'uomo, si fanno avvicinare e fotografare.


Per tornare in centro prendiamo il pullman 11, che ci porta verso China Town. Scendiamo dal pullma e ci dirigiamo a piedi verso Bukit Nanas, e questa volta decidiamo di salire sulla KL Tower.

Comprato il biglietto per salire, si scatena un acquazzone improvviso, tipico, penso, di questo clima tropicale. Dopo qualche minuto torna a splendere il sole e prendiamo l'ascensore che in pochi secondi ci porta su, a 300 metri di altezza.

La vista è notevole, si vede quasi tutta Kuala Lumpur e le Petronas Towers di profilo. Di notte il colpo d'occhio dev'essere migliore!


Una volta scesi dalla torre, sono le 18. Io torno in ostello perché fra poco ho appuntamento con Alberto, impegnato nell'ultima giornata di conferenze, e alle 22 dobbiamo prendere il treno per Singapore. Saluto Simone che va a farsi ancora un giro in città.

Prima di andare via mi fermo in un ristorante indiano dove ordino del pollo piccante con verdure.

In ostello raccatto i miei bagagli e controllo le email. Dall'Italia arriva una triste notizia, è morto Pavarotti!

Saluto affettuosamente Mike e Sofie, che sono stati gentilissimi durante il mio soggiorno in ostello e prometto che tornerò, prima o poi!


Fortunatamente l'hotel Hilton è adiacente alla stazione Sentral, così dopo esserci incontrati e aver mangiato qualcosa, siamo subito in coda per salire sul treno.


Treno 11

Abbiamo prenotato uno scompartimento di prima classe, per circa 20 euro a testa, direttamente dal sito delle ferrovie malesi. E' provvisto di due letti e bagno con doccia.

Vi è perfino una televisione (che non funziona) e un contenitore di plastica con all'interno una cena, che però, è terribile.


Kuala Lumpur

Mi sveglio abbastanza tardi, esco dall'ostello che sono passate le 10. Alberto è uscito già da qualche ora, diretto all'hotel Hilton per una conferenza di Sicurezza Informatica, il reale motivo per cui ha accettato di venire fin qui.

Da parte mia, approfitto per farmi un giro in solitaria.


Pur avendo la guida in mano, decido di girare a caso, dirigendomi verso China Town. Arrivo a una stazione della monorotaia e decido di prenderla. Mi emoziona un po' perchè non ho mai visto niente di simile in Europa, la ricordo più che altro per un famoso episodio dei Simpson!

Corre (in verità, a velocità a contenuta) per la città su una piattaforma rialzata e si inclina parecchio in curva. L'impatto ambientale non è dei migliori, ma conferisce alla città un'atmosfera futuristica.


Giunto a China Town, caotica, rumorosa e odorosa, attraverso la via centrale del mercato.

Mi perdo tra le intricate vie della zona ma questa volta, anche senza mappa, riesco a orientarmi, seguendo la struttra della monorotaia, che porta in Merdeka Square, traducendo, Piazza dell'Indipendenza.

Stanno smontando delle tribune, probabilmente qualche giorno fa c'è stata una manifestazione, infatti il 2007 è il 50° anniversario dell'indipendenza malese.


Nel primo pomeriggio prendo la LRT, un sistema di trasporti parallelo alla monorotaia (le rotaie sono due, ma è sempre sopraelevata) e torno al KLCC, zona delle Twin Towers e dei centri commerciali.

In questa zona c'è l'acquario, avevo previsto di visitarlo ma lascio perdere.

Mi allontano allora di nuovo a piedi verso la Bukit Nanas, una collina che ospita una foresta tropicale in pieno centro città! In cima ad essa è costruita la KL Tower, torre della televisione, terza costruzione più alta della città.

Tornato alle Petronas Tower, entro nel centro commerciale, e dopo un po' di shopping, visito le Petronas Gallery, dedicate quasi interamente alla celebrazione del 50° anniversario dell'indipendenza.


Quando esco sono le 17, prendo ancora una volta la LRT e mi dirigo verso l'hotel Hilton, dove ho appuntamento alle 18 con Alberto. Aspettandolo, nella reception ordino una Coca-Cola in bottiglia che costa quanto la cena della sera prima!

Riprendiamo la divertente monorotaia per tornare in ostello, dove mi sdraio sul letto, addormentandomi fino alle 22. Sarà il caldo tropicale che non mi mette appetito, ma non ho mangiato nulla dalla colazione di stamattina!


Dopo una veloce doccia, scendo in strada, brulicante di ristorantini indiani.

Intanto, Sofie mi presenta Simone, un ragazzo romano in viaggio solitario, appena arrivato in ostello. Beviamo una birra insieme mentre mangio un piatto di riso fritto. E' arrivato stamattina a Kuala Lumpur da Roma, sta andando in Australia ma approfitta dello stop-over di due settimane in Malesia.

Tra una cosa e l'altra facciamo l'una, lui ovviamente sente un po' l'effetto del jet-lag. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per l'indomani, per visitare insieme qualcosa.



Kuala Lumpur

Fortunatamente al mio risveglio la febbre è passata e il dolore all'orecchio è meno acuto.

Sono le 9, dobbiamo chiudere le valigie, fare colazione e lasciare l'albergo in fretta: alle 10.45 parte il nostro volo Air Asia per Kuala Lumpur.

Visto che fra pochi giorni torneremo nello stesso albergo lasciamo qui la maggior parte del bagaglio e partiamo con una sola valigia per tutti e due.

In meno di cinque minuti un taxi ci conduce in aeroporto.

Il volo AK51 decolla puntuale da Macau e atterra altrettanto in orario in terra malese al terminal low cost (LCCT) dell'aeroporto di Kuala Lumpur, circa tre ore e mezzo dopo; il fuso orario è lo stesso.


Un bus ci porta in circa un'ora alla stazione Sentral di Kuala Lumpur. Ormai sono quasi le 17 e ci concediamo un panino al McDonald's.

Credevo che il gusto dei panini del McDonald's fosse lo stesso in tutto il mondo, invece alla stazione di Kuala Lumpur è molto peggio!

Acquistiamo poi un coupon da 10 RM (10 Ringgit sono circa 2 euro) per il taxi, con il quale ci facciamo portare all'ostello Red Palm, dove abbiamo prenotato una doppia per due notti.

I proprietari, Mike e Sofie, ci accolgono e ci mostrano la nostra camera, senza bagno: è essenziale ma pulita e tranquilla.


Dopo esserci sistemati usciamo a passeggiare per Kuala Lumpur, portandoci dietro la guida in inglese acquistata qualche giorno fa a Shanghai.

Dopo le 19 l'oscurità inizia a calare e nel cielo risplendono le Petronas Twin Towers, gioiello architettonico moderno della Malaysia.


Raggiungiamo i piedi delle torri gemelle, dove sorge il KLCC Suria, centro commerciale provvisto di boutique, negozi, caffè e fast food.


Per cena scegliamo di andare al Thai Thong Grand Restaurant, che a dispetto del nome dovrebbe essere un ristorante cinese abbastanza economico.

Facciamo un po' di confusione cercando di orientarci con la scarna mappa della LP, ma almeno ne approfittiamo per avventurarci in qualche via centrale di questa metropoli asiatica, che a me affascina tantissimo.

Arriviamo al ristorante solo alle 22, e tanto per cambiare, i prezzi sono più alti di quanto indicava la guida!

Torniamo poi in ostello, ancora con qualche difficoltà orientativa...


Il mio primo approccio con Kuala Lumpur e la Malaysia è più che positivo.

Già sul bus dall'aeroporto sono stato colpito dalla folta vegetazione tropicale che correva sul mio finestrino. Ma la Malaysia è soprattutto una nazione dai molteplici aspetti: a partire dal territorio, situato in parte nella punta meridionale della Penisola Malacca e in parte nella zona settentrionale dell'isola del Borneo; è inoltre un paese multiculturale e multietnico: vi convivono un 60% di malay, 25% di cinesi e 10% di indiani, oltre ovviamente a una grandissima varietà di minoranze; la religione di stato è islamica ma è concessa la libertà di culto, così ogni gruppo etnico mantiene i propri usi e costumi.

Le religioni presente sono quindi numerosissime: islam, buddismo, hindi e cristianesimo. Altrettante le lingue: malay, iban, cinese, tamil e l'inglese, diffusissimo in tutto il paese in seguito al periodo coloniale sotto la corona britannica.


L'immagine simbolo di questo melting-pot ha un contrasto surreale e inedito: per strada vedo passeggiare donne completamente coperte dal burqa a fianco di giovani prostitute mezze nude di varia etnia; sì, perchè appena tramontato il sole, i marciapiedi si affollano, il mercato del sesso apre i battenti, mentre qualche ratto sbuca dalla fogna e terrorizzato attraversa la strada.


Hong Kong

Non mi sento granchè meglio, ma alle 12 dobbiamo lasciare l'albergo e alle 14 abbiamo il ferry-boat per Macau.

Nauseato e con l'orecchio ancora dolorante chiudo le valigie e faccio il check-out.

Un taxi ci porta in un quarto d'ora al terminal dei traghetti; prima di entrare dobbiamo espletare le solite formalità doganali. Infatti Macau, ex colonia portoghese tornata alla Cina nel 1999, è come Hong Kong, una Regione Amministrativa Speciale; ha una valuta propria, la Pataca, che vale poco meno di 1 HK$, e regge la sua economia sul gioco d'azzardo, contendendo a Las Vegas il primato mondiale per il volume d'affari legato a tali attività.

Tra Macau e Hong Kong partono moltissimi traghetti al giorno, con una frequenza che negli orari di punta arriva a 15 minuti. A bordo ci si siede su ampie poltrone su cui riposare durante i 50 minuti di viaggio.


Macau

A Macau, dopo un nuovo passaggio in dogana, ci aspetta una lunga coda per prendere il taxi. Il malditesta, la febbre e la pioggia rendono il tutto ancora meno piacevole!

Finalmente ci facciamo portare nell'albergo prenotato su internet qualche settimana fa, situato nell'isola di Taipa, vicino all'aeroporto. Paghiamo il prezzo di un ostello ma il servizio e la qualità sono di un quattro stelle. Perlomeno posso riposarmi tutto il pomeriggio e cercare di guarire in vista della partenza per la Malaysia del giorno dopo!

Rinuncio quindi a visitare Macau, mi spiace ma non mi sento proprio di uscire. Inoltre l'8 settembre torneremo qui da Singapore e il giorno dopo dovrei avere qualche ora per fare un giro.


Nel pomeriggio Alberto si fa un giro per la città e la sera ceniamo insieme in albergo, dove per una decina di euro si può mangiare a volontà attingendo da un ricco buffet. La salute e il buonumore stanno tornando...


Hong Kong

Come purtroppo mi aspettavo, mi è venuta l'otite. Mi risveglio con l'orecchio dolorante e un po' di febbre. Rinuncio a uscire e rimango a letto in albergo tutto il giorno.

Gli altri escono e tornano verso il tardo pomeriggio, dopo aver fatto un po' di acquisti presso i mercatini dell'usato. Infatti Andrea e Stefano partono stasera per l'Italia, il loro aereo parte a mezzanotte.

Alle 20 usciamo insieme dall'albergo, diretti alla stazione della MRT, dove passa anche l'Airport Express. Per quanto sia debilitato e stanco, li accompagno per mangiare qualcosa insieme prima della loro partenza. Riesco a inghiottire solo una ciotola di riso.

Poi ci salutiamo: dopo 33 giorni, il gruppo si divide. Loro arriveranno in Italia tra più di 24 ore (lo scalo a Londra sarà parecchio lungo); Fra sette giorni Alberto ed io compiremo lo stesso viaggio, ma ora ci aspetta ancora una piccola fetta di Asia da visitare.


Hong Kong

Oggi decidiamo di dividerci: Alberto ed io rinunciamo alla visita della Statua del Buddha Seduto, situata sull'isola di Lantau e a un pomeriggio in spiaggia, per andare a vistare la Hong Kong University of Science and Technology, un atenero di cui mi ero già interessato dall'Italia e dove mi sarebbe piaciuto trascorrere un periodo di studio.


Dopo un interminabile viaggio tra MTR, cambiando cinque linee, e uno shuttle bus, giungiamo a Clear Water Bay, una splendida baia dov'è situata la moderna struttura che ospita l'università.

Il campus è provvisto di piscina, campi da tennis e da calcio, ristoranti e supermercati. Le residenze per gli studenti sono numerosissime. Essendo i primi settembre non c'è molta gente in giro, comunque mi sembra proprio un bel posto.


Verso l'ora di pranzo, prendiamo nuovamente la MRT e ci facciamo portare nella Hong Kong Island, a Causeway Bay, facciamo un po' di shopping e ci perdiamo per le trafficatissime vie di Hong Kong, passando anche per Times Square.


Il tempo passa e alle 19, ci rechiamo a Kowloon, dove abbiamo appuntamento con gli altri due per la cena. Facciamo moltissima coda (addirittura con il ticket numerato) per entrare in un sushi bar, ma mangiamo benissimo senza spendere più di tanto. Esperienza sicuramente migliore che al coreano!


Ancora una volta passiamo la serata comprando una birra al Seven Eleven e bevendola in strada.

Purtroppo durante il bagno in piscina mi è entrata dell'acqua nell'orecchio, e lo sento un po' indolenzito.




Hong Kong

Ci svegliamo abbastanza presto e alle 10.30 siamo a Central, il polo finanziario di Hong Kong, il quartiere dove sorgono i grattacieli più alti è le costruzioni più moderne.

Inizialmente pensiamo di fare un giro a piedi e di raggiungere la partenza della Central Escalator, la scala mobile più lunga al mondo, che ci incuriosisce assai!

In realtà è difficile muoversi a piedi, ci ritroviamo in un groviglio di strade trafficate, alcuni passaggi pedonali sono sopraelevati ma non è facile raggiungerli; prendiamo allora un taxi e benchè il tassista non abbia mai sentito parlare di questa scala mobile riusciamo ad arrivare al punto di partenza.

Personalmente rimango molto deluso da questa attrazione: in realtà è solamente una serie di tante rampe mobili indipendenti che collegano Des Veux Road a Conduilt Road., un quartiere tutto in salita... che fregatura!


Scendendo le scale (a piedi), compriamo dei costumi da bagno in un mercatino, per la modica spesa di 10HK$ a cranio, così nel primo pomeriggio, ci concediamo un bagno nella bellissima piscina dell'albergo.

E' da un mese che siamo in giro per il mondo, ci vuole un po' di relax!


Verso le 17 siamo già pronti per uscire, e torniamo direttamente nella Hong Kong Island, usando la MRT.

Stavolta vogliamo salire sul Victoria Peak, una delle cime panoramiche più alte dell'isola; per raggiungerla è possibile prendere un bus ma il modo più caratteristico di salirci è il Peak Tram, una funicolare che raggiunge un'inclinazione notevolissima!

La coda è parecchia, ma non ci lasciamo scoraggiare, del resto il sole sta tramontando è la migliore vista dall'alto si ha quando la città sarà tutta illuminata. Intanto conosciamo Johann, un ragazzo tedesco che approfitta di noi per saltare la coda del biglietto. In realtà è molto simpatico e in gamba. Ha solo un paio di anni in più di noi ma è in viaggio di lavoro, Hong Kong è l'ultima tappa di un viaggio in Cina di una settimana per diverse città della costa orientale, tra cui Shanghai.

Ovviamente il Victoria Peak presenta le solite trappole per turisti, negozi di souvenir e ristoranti dai prezzi gonfiati, ma schivati accuratamente si può godere del panorama stupefacente.


Scesi giù, sempre con la funicolare, cerchiamo un posto per cenare.

Torniamo a Tsim Sha Tsui prendendo il vaporetto da Hong Kong Island a Kowloon, per la modica cifra di 1,40 KH$.

Johann ormai si è unito a noi e andiamo a mangiare insieme all'Hard Rock Cafe.

Dopo cena cerchiamo invano un posto per bere qualcosa ma i prezzi sono molto più alti di quanto immaginassimo; finiamo per comprare la birra al Seven Eleven (The Best Pub in Hong Kong!), con meno di 15 HK$ ci si può permettere la scelta tra una Qingdao e la San Miguel, fresche di frigo!

Seduti sul marciapiede, oltre a qualche scarafaggio, incontriamo due ragazzi che hanno fatto la stessa scelta per la serata!

Il primo è americano, parla anche un po' di italiano perchè ha studiato a Firenze; ora lavora in Cina, insegnando inglese.

Il secondo è belga, un tipo bizzarro ma simpatico, sta ad Hong Kong da più di un mese, dice di essere venuto qua per cercare qualche business, ma ammette di non aver combinato ancora niente! Mi racconta di essere stato nel sud della Cina e di aver mangiato scorpioni, serpenti e cani.

Tra una birra e l'altra, i discorsi passano dall'università al lavoro e alla religione, finchè non si fanno le due e decidiamo di tornare in hotel con un taxi.



Hong Kong

Finalmente siamo arrivati a Hong Kong, il capolinea del nostro viaggio in treno.

Meta che avremmo dovuto raggiungere direttamente da Torino senza prendere l'aereo, obiettivo che avremmo centrato se non fosse stato per l'aereo tra Ekaterinburg e Irkutsk.

A Hong Kong rimarremo per alcuni giorni, dopodichè Stefano e Andrea concluderanno il viaggio tornando a casa; Alberto ed io rimarremo in Asia ancora una settimana, visitando Macau, Kuala Lumpur e Singapore.


Il treno è arrivato alle 13.30, dopo aver attraversato lentamente il Guangdong e aver sostato a lungo a Shenzen.

Prima dell'arrivo, dal finestrino abbiamo visto le verdi campagne del New Territories, che lentamente sono sfumate nella giungla urbana del Kowloon.

La stazione ferroviaria è situata a Hung Horn, nella parte meridonale di Kowloon.

Sbrigate le formalità doganali e cambiata la valuta (il dollaro di Hong Kong vale poco meno dello yuan cinese), ci dirigiamo nell'albergo prenotato su internet, situato sull'isola di Tsing Yi, tra Lantau e Kowloon. La posizione non è ottimale ma siamo ben collegati con il centro, grazie alla MTR, la rete ferroviaria locale di Hong Kong.


Giungiamo a Tsim Sha Tsui, sulla punta meridionale della penisola di Kowloon, è il quartiere più turistico e trafficato di Hong Kong, mecca dello shopping mondiale. Infatti Hong Kong, nonostante lo stile di vita occidentale, ha prezzi convenienti sia per quanto riguarda il vestiario che per l'elettronica.


Alle 18 il sole inizia a tramontare: ci sediamo su una panchina del Grand View Deck, davanti all'Hong Kong Cultural Centre e a fianco all'Avenue of the Stars; da qui si gode di una vista unica al mondo. I grattacieli della Hong Kong Island, separati da una sottile striscia di mare, si illuminano piano piano di luci colorate. Sopra di essi sono visibile le alture collinari fitte di vegetazione.

Quando l'oscurità cala del tutto le luci si fanno ancora più potenti e dipingono il profilo di questa metropoli ultramoderna.


A cena, la LP ci segnala un ristorante coreano, in una parallela di Nathan Road, arteria principale di Tsim Sha Tsui.

Ordiniamo barbecue di pollo e manzo ma rimaniamo delusi, non tanto per la qualità ma per la quantità della carne che ci hanno servito, davvero misera. Il prezzo è di 150 HK$, eravamo abituati meglio in Cina!

Dopo cena andiamo a bere un paio di birre in un pub inglese, dove trasmettono alcune partite della Premiership.





Shanghai

Dormiamo liberamente fino a tardi e facciamo il check-out dell'ostello giusto per mezzogiorno. Prendiamo un taxi per andare a mangiare, ci facciamo portare al 1221, il ristorante dell'altra sera. Per rilassarci e mangiare bene spendendo poco è sicuramente la soluzione ideale.

Il servizio è ottimo, mangio diversi piatti tra cui una meravigliosa anatra disossata e ce la caviamo con soli 50 yuan a testa.


Tornati in ostello, sbrighiamo le ultime faccende prima di chiamare un taxi per la stazione: il nostro treno parte alle 17.09.

Per colpa della mia valigia in più, dobbiamo prendere due macchine perchè in una sola non stavano tutte le valigie!

Benchè la ex-colonia nel 1997 sia tornata alla Cina, Hong Kong è una Regione Amministrativa Speciale, quindi recarvisi è come espatriare: prima di salire sul treno dobbiamo compilare i moduli di uscita dalla Cina e ci viene messo il timbro sul visto. Per entrare a Hong Kong invece non è necessario alcun visto, ma a bordo del treno ci vengono consegnate le Arrival Card da compilare per l'ingresso nella regione.


Treno T99

La vettura sulla quale viaggiamo non è male, è un treno leggermente più vecchio dello Z-train sul quale abbiamo viaggiato da Beijing-Shanghai ma la qualità del servizio è pressochè identica.

L'unica brutta sorpresa la troviamo nel vagone ristorante dove non riusciamo a ripetere una buona cena come sull'altro treno.


Shanghai

Ci svegliamo abbastanza presto (per la verità solo Andrea ed io) e per le 10.30 siamo già in Piazza del Popolo, per visitare il Centro Esposizioni dello Sviluppo Urbanistico di Shanghai, che ieri non siamo riusciti a visitare.

E' situato in un bell'edificio moderno, sul quale campeggia il countdown elettronico dell'Expo 2010. Infatti l'Esposizione Universale si terrà qui fra circa tre anni, mancano 970 giorni!

La mostra è dislocata in sei piani ed è piuttosto interessante: video, fotografie e installazioni multimediali accompagnano lo spettatore alla scoperta della Shanghai del futuro, presentando i contrasti e le analogie con il passato. Il pezzo forte è il plastico del quarto piano, un'enorme riproduzione della città, dove si nota, a fianco della Jin Mao Tower e dello Shanghai Word Finance Building (in costruzione oggi), un terzo grattacielo che verrà costruito in futuro e di cui oggi non si vede traccia.

Interessanti anche i plastici con i progetti di ampliamento del porto e dell'aeroporto.


Ci vediamo con Stefano e Alberto per l'ora di pranzo e mangiamo piuttosto bene in un ristorantino in centro.

Torniamo quindi nella Città Vecchia ed accediamo allo splendido parco del Giardino del Mandarino Yu, e vi trascorriamo un'ora abbondante. Ci accomodiamo poi una delle case da tè circostanti il giardino, ma i prezzi sono veramente eccessivi; il tè comunque è molto buono.


Torniamo allora verso il Bund, acquistiamo a 70 yuan il biglietto per un giro in battello sullo Huangpu e aspettiamo il nostro turno bevendo una Qingdao sul lungo fiume.

Il giro sul battello è piacevole ma non indimenticabile: la vista notturna del Bund da un lato e del Pudong dall'altro sono sicuramente notevoli ma la ressa presente a bordo è eccessiva (quasi tutti sono turisti cinesi).


Per la cena abbiamo scelto un ristorante al Pudong segnalato ancora una volta dalla guida. I tassisti fanno grande difficoltà a capire l'indirizzo, o forse ci dicono che non sono autorizzati a raggiungere il Pudong e noi non capiamo. Comunque, solo al quarto tentativo, otteniamo di farci portare alla Jin Mao Tower: da lì pensiamo di arrangiarci a piedi, ma la mappa 1:100.000 della LP non aiuta.

Infine, il ristorante non lo troviamo, ma ci accomodiamo all'interno di un edificio con scritto “Business Center”, troviamo un ristorante di lusso (anche se un po' bizzarro, ricorda la situazione di Ulaa Baatar) dove mangiamo benissimo. Il conto, il più salato da quando mangiamo in Cina, ammonta a 90 yuan.


Shanghai

Facendo due conti, siamo leggermente fuori budget; per evitare di dover cambiare ancora degli euro o di dover prelevare, decidiamo di fare un gioco: oggi sarà il giorno del Risparmio Scientifico (termine trovato sulla LP della Transiberiana), cioè ognuno di noi deve sopravvivere con 100 yuan. Ovviamente non è valido rimanere in albergo tutto il giorno, né digiunare forzatamente! I dettagli della sfida prevedono di uscire senza portafoglo né carta di credito o bancomat, solo una banconota da 100 yuan in tasca.

Il taxi, che di solito paga una sola persona a rotazione, viene diviso equamente: si tratta di circa 5 yuan a testa, per raggiungere, come sempre, Piazza del Popolo.

Per pranzo, io ho preso solo un panino al KFC, spendendo 7 yuan.


Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la città vecchia. Qui si trova un'altra faccia di Shanghai, uno sgangherato agglomerato di baracchini e negozietti odorosi di pesce, verdure e carne fritta.

Passiamo inoltre per Fangbhang Zhoglu, la via del bazar, dove si concentrano negozi di souvenir e cianfrusaglie: alla fine sfuggiamo alla tentazione di comprare qualunque cosa...


Ci dividiamo: Alberto ed io ci avviamo a piedi verso il Bund, in cerca della Shanghai Art Gallery, ma non riusciamo a trovarla. Camminiamo allora in direzione di Piazza del Popolo, per visitare il Museo d'Arte di Shanghai e la Sala Esposizioni del Piano Urbanistico di Shanghai. Quando arriviamo ci accorgiamo che sono già le 18 entrambi i musei sono già chiusi.

Rimane il tempo per un giro nel Department Store, dove ci incontriamo con gli altri.

La cena ha luogo al Mc Donald's, come stabilito per rientrare nello striminzito budget giornaliero.


Quando arriviamo a casa, sono il vincitore della gara: ho avanzato addirittura 26 yuan!



Shanghai

La mattina ci viene assegnata una stanza quadrupla, dopo la prima notte in due stanze doppie separate.

Preso il solito taxi, torniamo in Piazza del Popolo e facciamo un pranzo-colazione in un fast-food di cucina giapponese all'interno del centro commerciale.


Per 90 yuan (un salasso!) ci procuriamo il biglietto cumulativo per l'attraversamento del fiume Huangpu e la salita alla Jin Mao Tower. Il primo consiste nel Bund Tourist Tunnell, un trenino che passa per un percorso illuminato da lucine psichedeliche. Classica attrazione turistica che sembra simpatica quando gratuita, ma non essendolo ti fa sentire rapinato!

Sconfinati finalmente nel Pudong, miriamo verso la Jin Mao Tower... è talmente grande che sembra essere a due passi, invece è a un chilometro di distanza!

Trovato l'ingresso, accediamo ad un ascensore iperveloce, percorre gli 88 piani in appena 20 secondi!

Sfortunatamente non c'è una terrazza, ma la vetrina laterale offre comunque un'incredibile visione a 360 gradi di Shanghai: si nota subito come la città abbia subito negli ultimi venti anni una trasformazione radicale, costruita verso l'alto e slanciata verticalmente, identificandosi come una delle realtà più tecnologiche e all'avanguardia di tutto il mondo.


Scesi dalla torre, Andrea ed io salutiamo Stefano e Alberto che tornano in ostello, noi prendiamo la metropolitana fino al Maglev Terminal, il treno a levitazione magnetica che collega l'aeroporto con il centro abitato.

Paghiamo 80 yuan per un viaggio di andata e ritorno, salendo a bordo per la prima volta nella nostra vita su un treno di questo tipo, l'unico modello al mondo in esercizio commerciale.

I binari, che non toccano il treno, sono sospesi su un cavalcavia molto alto lungo i 30 chilometri che separano il terminal dall'aeroporto. A prima vista, non si capisce che effettivamente il treno sia “sospeso” nell'aria.

L'accelerazione è notevolissima, il distacco dai binari non si percepisce. Un display interno segnala quando si raggiungono i 430 km/h! Inoltre quando il treno affronta le curve, ovviamente molto ampie, si inclina di circa 20 gradi, ma il momento migliore è stato l'”incontro” con la vettura proveniente dalla direzione opposta: la velocità relativa di circa 800 km/h fa sì che si veda solo una scheggia dal finestrino.

In 8 minuti arriviamo al Pudong International Airport, ovviamente modernissimo.

Al ritorno il treno non supera la velocità massima di 310 km/h, per qualche misterioso motivo. Curiosamente, il tempo di percorrenza è lo stesso...


Tornati in centro, decido di comprare una valigia, per poter disporre più comodamente i vari acquisti che ho fatto finora e soprattutto quelli che farò in seguito qui e a Hong Kong. Ne scelgo una molto ampia, con le rotelle; so che la qualità non alta ma molto ingenuamente penso che 20 euro sia un buon prezzo. Scoprirò presto che avrei potuto comprare qualcosa di meglio a un decimo di quanto pagato.


Per cena tentiamo ancora la sorte con la LP; ci propone un ristorante un po' decentrato e frequentato soprattutto da stranieri, il 1221.

Il locale è abbastanza elegante e in effetti a tavola si trovano solo occidentali. In compenso questa volta mangiamo veramente bene e ci bastano 70 yuan.

Azzeccato il locale per la cena, la guida fallirà per un locale per la serata: raggiungiamo una zona segnalata come molto frequentata, troviamo alcuni pub di imitazione occidentale, soprattutto per quanto riguarda i prezzi!


Shanghai

Arriviamo di prima mattina, alle 7, nella New York d'Oriente. La stazione ferroviaria non è in zona centrale, quello che ci colpisce maggiormente appena scesi in realtà è il caldo assolutamente insopportabile, al di sopra del livello di Beijing, l'umidità è alle stelle.

Arriviamo con un taxi all'ostello Koala International, ma la nostra stanza non è ancora pronta.


Lasciamo solo i bagagli e ci dirigiamo, stanchi e sporchi, verso la metropolitana, dopo esserci persi nella stazione di interscambio! Arriviamo, dopo aver pagato due volte il biglietto, in Piazza del Popolo (Renmin Guangchang). (In definitiva, in Cina è molto meglo usare il taxi!).

Preleviamo del denaro e ci dirigiamo a piedi verso il Bund: il colpo d'occhio è notevole, al di là del fiume sorge la recente (dei primi anni novanta) e ultramoderna zona finanziaria del Pudong. Fra i numerosi grattacieli svettano la Jin Mao Tower e l'Oriental Pearl Tower.


Con un taxi torniamo in ostello dove finalmente prendiamo possesso delle nostre camere, di altissimo livello, e dotate di un cucinino. Il bagno ha un design bizzarro e le pareti di vetro, viva la privacy!


Pranziamo nel tardo pomeriggio dopo esserci lavati e pettinati ritorniamo in centro che sono quasi le 19! La latitudine più bassa si fa notare, è già quasi buio.

La Shanghai notturna come prevedevamo dà il meglio di sé.

Passeggiamo per Nanjing Road, allucinati dalle luci colorante intermittenti delle insegne dei ristoranti, bar, nightclub e alberghi, veniamo avvolti dai rumori e dagli odori della folla, rifiutiamo cortesemente proposte di massaggi, alziamo la testa e alberghi di lusso di cinquanta piani coprono il cielo.

Torniamo nel Bund, dove ammiriamo lo stesso panorama visto di mattina, ma con luci e colori della notte. I grattacieli sembrano enormi lampadine, la Torre della Televisione addirittura ha un sistema di illuminazione che le fa cambiare colore dopo alcuni secondi.


Alla fine scegliamo a caso un ristorante indiano dal servizio un po' scadente, dopodichè concludiamo la serata al 47esimo piano del Radisson Hotel, dal quale si gode di una vista meravigliosa sulla città.

Prendiamo due cocktail al bar (ovviamente abbastanza costosi per gli standard cinesi) e ascoltiamo un po' di musica dal vivo. L'ambiente è ovattato e sofisticato, di certo non giovanile, ma una volta tanto, ci sta.


Beijing

Oggi è il nostro ultimo giorno a Beijing, inevitabilmente è meno intenso dei primi tre.

Stanchi per l'escursione alla muraglia, dormiamo fino alle 10, facciamo il check-out e lasciamo i bagagli all'Hutong Inn.

Decidiamo a malincuore di rinunciare alla visita del Palazzo D'Estate e ci dirigiamo verso il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Parlamento Cinese; la visita si rivela un po' deludente.

Dopo il pranzo all'Hard Rock Cafe, un po' distante dal centro, torniamo in albergo, alle 17.30 abbiamo prenotato un'automobile che ci porterà in stazione, e a quell'ora ci hanno assicurato che c'è moltissimo traffico.

Trascorriamo le ultime ore rilassandoci nel cortile dello Hutong Inn. In conclusione, quattro giorni (di cui solo due pieni) a Beijing sono assolutamente insufficienti. Oltre al Palazzo D'Estate, avrei visto volentieri il Complesso Olimpico e qualche museo. Comunque, tornerò sicuramente a Beijing.


Arrivati in stazione, veniamo avvolti da una folla pazzesca. Dalle 19 in poi partono numerosi treni per Shanghai, quelli della categoria Z sono i più confortevoli, il nostro è lo Z13 e parte alle 19.38.


Treno Z13

Abbiamo uno scompartimento da quattro letti tutto per noi: è modernissimo e gli interni sono molto curati. Nulla a che vedere con le cuccette più spartane che ci hanno trasportato per la Russia e la Mongolia. E pensare che i prezzi sono decisamente più bassi!

A bordo c'è anche una bella carrozza ristorante, dove ceniamo con discreta soddisfazione.


Beijing

Oggi è il giorno della Grande Muraglia. Con qualche titubanza ci siamo arresi all'idea di partecipare a un viaggio organizzato anziché noleggiare un taxi: il prezzo (260 yuan) sembra vantaggioso e comprende il trasporto, l'accesso e un pasto. Inoltre la destinazione è quella che vogliamo noi, Simatai; la LP dice essere meno turistica di Badaling, che abbiamo accuratamente evitato.

Ovviamente nutriamo qualche dubbio sul fatto che una località definita non turistica sia meta di un tour organizzato, ma arrivati sul posto, intorno alle 11, constatiamo che non è troppo affollato e si scorgono alcuni tratti della muraglia con pendenza di 70° assolutamente stupefacenti.


Simatai

Ricevuti i biglietti per l'ingresso, la nostra guida Chung ci detta alcune indicazioni sulla visita, che ignoriamo totalmente. Capiamo vagamente che verso le 16 ci sarebbe stato un ritrovo per il pranzo.

Spensierati, partiamo per una passeggiata sotto il caldo sole di mezzogiorno tra i ripidi sentieri e scalette della mitica muraglia.

Ci muoviamo dapprima verso ovest, poi torniamo verso est, arrivando fino a una vecchia torre di guardia dove una vecchia vende souvenir e bibite. Da qui si è collegati mediante una funivia con il posto dove ci ha lasciato l'autobus.

All'andata ce la siamo fatta a piedi, ma decidiamo di spendere 30 yuan a testa per scendere, pensando di ritrovare il resto del gruppo pronto per il pranzo. Intanto la vecchietta ci borbotta qualcosa, come mai?

Arrivati giù una donna inizia a tampinarci, dice che dobbiamo prendere un taxi, capisce e parla un po' di inglese. Inizialmente la scacciamo in malo modo, poi, guardando sul biglietto una piccola piantina della zona capiamo di aver fatto una minchiata gigantesca: era previsto un itinerario di circa 10 chilometri verso ovest, da lì, fino a Simatai. E noi pensavamo di esserci già a Simatai!

Sono ormai le 15 e abbiamo solo un'ora di tempo per raggiungere il luogo dell'appuntamento, tre ore le abbiamo buttate via girando a caso.

Rifiutiamo comunque il taxi e iniziamo a correre: sudiamo l'anima sotto il sole percorriamo decine di saliscendi ripidissimi, è una lotta contro il tempo!

A metà percorso incontriamo tre donne (scopriremo essere delle mongole), parlano un po' di inglese e ci obbligano praticamente a seguirle per un sentiero, assicurandoci che se avessimo percorso il tratto della Muraglia avremmo perso troppo tempo. Ad ogni modo decidiamo di seguirle, lungo un sentiero piuttosto impervio dove loro tre zampettano con facilità molto meglio di noi nonostante la loro età! Com'era prevedibile, una volta in mezzo al bosco ci propongono di comprare souvenir e cianfrusaglie varie. Noi irremovibili insistiamo perchè ci conducano prima a Simatai. Facciamo ancora un po' di strada, le compriamo qualcosa ad un costo più alto di quanto avremmo pagato il taxi, ma ci siamo divertiti di più! In realtà loro non sono ancora contente, ci gridano dietro mentre ci allontaniamo da loro e riprendiamo la strada principale sulla muraglia. Abbiamo ancora da percorrere due tratti ripidissimi e una specie di ponte tibetano (con tanto di tassa di 5 yuan), ma arriviamo finalmente a destinazione, trionfanti, alle 15.59! La vista è splendida, una piccola spiaggia bagnata da un laghetto artificiale, e tutt'intorno le colline.


Ritroviamo finalmente il gruppo con cui siamo partiti (ci sono ancora una volta i tre inglesei di Manchester) e mangiamo un pranzo più che decente “offerto” da Chung, personaggio un po' enigmatico.


Beijing

Tornati a Beijing, ceniamo in un ristorante scelto a caso non lontano da casa e mangiamo abbastanza bene. Cercando invece un pub descritto nella LP che dovrebbe trovarsi all'interno di un tempio buddista sconsacrato, ci ritroviamo in una via molto animata, piena di localini e bar, con tanto di PR accalappiaclienti. Prezzi dei cocktail europei.



Beijing

Ci svegliamo verso le 9, anche se la sveglia era prevista due ore prima per visitare la Città Proibita.

Rimarrà nella storia la mia frase al momento di alzarsi, quando mi accorgo che non abbiamo sentito la sveglia delle 7: “Beh, a questo punto... continuiamo a dormire!”. Ovviamente sono il pigro del gruppo.


Facciamo colazione e scopriamo che i tre ragazzi inglesi incontrati sul treno a Irkutsk sono nello stesso albergo! Prendiamo un taxi e ci facciamo portare in Piazza Tienanmen. Da qui, riattraversiamo la Porta della Pace Celeste, sotto l'imponente ritratto di Mao e accediamo alla Città Proibità passando per la Porta di Mezzogiorno.

La visita è di una magnificenza unica e solenne, disturbata solo dalla folla di turisti. Da qui per secoli le dinastie imperiali hanno governato il paese più popoloso del mondo. E' facile perdersi, ed è piacevole girare senza meta scoprendo ogni volta nuovi palazzi, porte e cortili. Attraversiamo comunque la Porta dell'Armonia Suprema accedendo alle Sale dell'Armonia Perfetta, Preservata e Suprema. Visitiamo alcune esposizioni museali arrivando fino ai Palazzi della Purezza Celeste e della Tranquillità Terrestre.

Usciti dalla Porta del Genio Militare entriamo poi nell'adiacente Parco Jingshan, costruito su una collina artificiale, dalla quale si gode di una bella vista della Città Proibita e di Beijing.

Ci avventuriamo poi nell'affascinante Parco Beihai, bagnato dal lago omonimo, che attraversiamo romanticamente con una barchetta elettrica!

Verso il tramonto ci dirigiamo verso la zona piena di negozi, bar, e alberghi di lusso.

Cerchiamo un ristorante nella zona affidandoci ancora una volta alla guida. Ci troviamo meglio rispetto a ieri ma ancora una volta non è niente di speciale, inoltre abbiamo qualche difficoltà a scegliere i piatti, e ci basiamo solo sulle fotografie nei menù. E' il secondo giorno a Beijing e non siamo riusciti a mangiare l'anatra alla pechinese!


Cercando un taxi per tornare a casa (non lo troveremo e prenderemo la metro, lenta e affollata) ci imbattiamo in un piccolo gioiello nascosto di Beijing (non segnalato dalla guida): un giardino meraviglioso situato a est della Città Proibità, immerso nel centro cittadino ma isolato acusticamente dal traffico, attraversato da un ruscello artificiale; ponticelli, arbusti, cespugli e un gioco di luci completano un'atmosfera incantata.



Beijing

Arriviamo a Beijing alle otto di mattina, tirando un sospiro di sollievo visto che, contro ogni logica spiegazione, l'orario previsto era alle quattro della notte.

Cercando di chiamare un taxi, salutiamo Michael, che ci offre altri 100 yuan, vedendoci a corto di liquidi. Insistiamo per dargli 10 euro in cambio, ma lui rifiuta fermamente, bofonchiando un proverbio irlandese che invita a donare un giorno per essere ricompensati il giorno dopo. Grazie Michael!


Trovato il taxi, in qualche modo gli facciamo capire l'indirizzo dell'ostello e partiamo per un trafficatissimo vialone a sei corsie.

A un primo colpo d'occhio, sembra di essere in una metropoli occidentale, le strade e le automobili sono moderne. Però le insegne e i cartelli sono in cinese, pensate un po'!

L'aria è sicuramente inquinata ma non la trovo peggiore che nelle città russe o Ulaanbaatar.

Il nostro ostello, situato in uno hutong, una specie di vicolo, si chiama appunto Hutong Inn e assomiglia più a un pensione bed & breakfast. Abbiamo una camera privata da quattro persone a sette euro a testa!

Ritiriamo inoltre i biglietti del treno per Shanghai per il 24 agosto; li avevo prenotati via internet e ce li hanno spediti direttamente in albergo.

Ci facciamo una doccia e cambiamo i vestiti che abbiamo addosso da due giorni, dopodichè ci avventuriamo finalmente per Beijing.


Sfruttiamo il primo pomeriggio a disposizione per vedere il tempio dei Lama e il vicino tempio di Confucio.

Il primo dei due è affollato e più turistico, ma sicuramente notevole: è il tempio buddhista più grande in Cina, eccettuati ovviamente quelli del Tibet.

Il secondo è molto più tranquillo e la visità, più rilassante contempla momenti di relax, seduti su una panchina a mangiare ghiaccioli e a bere bibite... il caldo è insopportabile!


Non siamo vicini al centro, ma facendo una passeggiata raggiungiamo Piazza Tienanmen, accedendovi per la Porta della Pace Celeste. E' emozionante entrare nella Piazza più grande del mondo, un'immensa spianata di cemento, vista tante volte alla televisione in fotografia, per le clamorose vicende legate ad essa. Artisticamente non è paragonabile alla Piazza Rossa, ma riesce comunque a mettermi i brividi!

A nord vi è l'accesso alla Città Proibita, sovrastata dal ritratto di Mao e dalle insegne VIVA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE e VIVA L'UNITA' TRA I POPOLI DEL MONDO; a ovest sorge il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il parlamento cinese; sul lato opposto si trovano il Museo della Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese; al centro domina il Mausoleo di Mao e al fondo il Monumento agli Eroi del Popolo e la Porta Anteriore.

Al tramonto si accendolo le luci, nella semioscurità risplendono gli austeri monumenti e nel cielo volano gli aquiloni, trascinati dai bambini che corrono per la piazza.


Per la cena ci affidiamo alla LP: scegliamo il ristorante più consigliato, ma finiamo in un una specie di fast food. Colossale cantonata della guida o abbiamo sbagliato indirizzo?


Nel complesso il primo giorno a Beijing ci ha dato una splendida impressione della Cina.

Le persone con cui ci siamo relazionate sono state gentili e sempre disposte ad aiutarci, benchè la comunicazione non fosse facile per via della lingua.

I prezzi sono bassissimi anche se ci troviamo nella capitale, girando in taxi in quattro non si spendono cinquanta centesimi di euro.

Interessante poi alloggiare in uno hutong, per poter vedere almeno un pochino di ciò che è rimasto della Cina tradizionale.