Questo è il racconto del viaggio che ho fatto durante l'estate 2007 insieme a Stefano, Andrea e Alberto.
Inizialmente volevamo fare un viaggio lungo la famosa Linea Transiberiana, o meglio Transmongolica, visto che la nostra destinazione era Beijing, in Cina.
Poi si è trasformato in qualcosa di più: volevamo arrivare
a Hong Kong direttamente in treno da Torino. Il tutto in circa trenta giorni, quindi solo con brevi tappe lungo il percorso.
Come si può leggere nel capitolo
Москва, e la delusione il nostro obiettivo purtroppo è fallito, non essendo riusciti a coprire via terra la tratta Ekaterinburg-Irkutsk, una delle più lunghe e affascinanti della Transiberiana.
Non per questo l'esperienza è stata da meno.

I primi 33 giorni abbiamo viaggiato tutti e quattro insieme, coprendo le tappe segnate nella mappa qui sotto, dopodichè Andrea e Stefano sono tornati in Italia.
Alberto ed io abbiamo approfittato di due voli a basso costo per avere un assaggio di sud-est asiatico: Kuala Lumpur e Singapore.




Purtroppo negli ultimi giorni di viaggio mi si è rotto l'hard disk del pc dove ogni giorno salvavo numerosissime fotografie. Confesso che perderle tutte è stato particolarmente doloroso.
Possiedo ancora il disco danneggiato e chissà, forse in futuro con una costosa operazione di recupero dati le ritroverò!
A causa di questo disguido, le (poche) immagini presenti nei capitoli fino al 36 sono, diciamo, di repertorio. Da Kuala Lumpur in poi fortunatamente ho tenuto le foto nella schedina della fotocamera.

Un piccolo dettaglio tecnico: a causa della naturale struttura del blog i messaggi appaiono in ordine cronologico inverso, cioè, prima il più recente. Credo che il modo più comodo sia seguire l'elenco dei capitoli sulla barra laterale.

Auguro una buona lettura. Commenti, critiche e segnalazioni (anche per errori nel testo) sono ovviamente molto graditi

Francesco
Macau

Svegli ancora una volta verso le 11.30, effettuiamo il check-out e prendiamo lo shuttle bus gratuito per il terminal dei traghetti. Il trolley comprato a Shanghai si è ormai trasformato in una valigia normale, infatti le ruote piano piano si sono staccate!

Abbiamo un paio d'ore prima della partenza, e decidiamo di avventurarci un po' in giro: uscire a piedi dal terminal però è un'avventura perchè non ci sono passaggi pedonali. Infine troviamo un cavalcavia che porta in una zona residenziale, ma pare che arriviamo in una specie di periferia, dove c'è ben poco da vedere. Mi rimane comunque impresso lo scorcio di palazzoni residenziali di epoca coloniale.

Per mangiare qualcosa troviamo solo un supermercato dove rimediamo patatine e biscotti vari... pure la beffarda insegna del McDonald's sarebbe la benvenuta in questi casi!

Torniamo infine al terminal dei traghetti e ci imbarchiamo sul comodo ferry boat.


Hong Kong

Torniamo infine a Hong Kong, ancora una volta passando dalla dogana: il mio passaporto, che ha pochi mesi di vita è già pieno di timbri.

Qui, dopo una fermata di metropolitana, mi libero finalmente dei miei pesanti bagagli, infatti nella Hong Kong Station, è possibile effettuare l'InTown Check-in: spediamo le valigie all'aeroporto e otteniamo la carta d'imbarco.

Prendiamo il traghetto per Tsim Sha Tsui e dopo uno spuntino trascorriamo l'ultimo tramonto ancora sulla Grand View Deck, godendo dello spettacolare panorama di fronte a noi. Intanto, scrivo l'ultima cartolina del mio viaggio.


Giriamo ancora per far passare del tempo, finchè alle 22, dalla stazione di Tsing Yi, prendiamo l'Airport Express che in poco meno di 30 minuti ci porta nella fantastica aerostazione di Hong Kong. Purtroppo, vista la tarda ora, molti bar, negozi e attrazioni sono ora chiuse.


Attendiamo di essere imbarcati sul Boeing 747-400 della Oasis Airlines, il nostro volo per Londra (prenotato undici mesi fa e pagato solo 160 euro) parte verso l'1.00.

A bordo il servizio è discreto: l'aeromobile non è nuovissimo ma i sedili sono comodi e sufficientemente reclinabili per dormire, sono dotati di schermo LCD e viene servita una cena, perlomeno commestibile.

Trascorse un paio d'ore dal decollo, mi addormento definitivamente... il viaggio in Asia è finito, al mio risveglio saremo in Europa, e l'aeroporto londinese di Gatwick sarà la nostra casa per una manciata di ore, prima di poter volare finalmente a Torino.



Singapore

La stanchezza di fine viaggio si fa sentire, ci sveglia alle 11.30, giusto in tempo per lasciare l'albergo.

Prendiamo la metropolitana, diretti a Orchard Road. Una particolarità del sistema dei trasporti di Singapore, è che si lascia una caparra al momento dell'acquisto del biglietto che viene restituita all'arrivo: praticamente, se un biglietto costa 1 dollaro lo si paga 2, e all'arrivo inserendo il biglietto in un apposita macchinetta si ritira un resto di 1 dollaro.

Orchard Road sono gli Champs Elysees d'Oriente, la strada più famosa di Singapore, pullulante di negozi alla moda.

Invece di pranzare ci sfamiamo spizzicando stuzzichini per strada: è pieno di chioschetti e bancarelle provviste di spiedini di pollo, calzoncini fritti e, soprattutto, succhi di frutta fresca frullata sul momento!

All'Hard Rock Cafe mi procuro l'ultimo shot-glass del mio viaggio dopo Mosca, Beijing, Hong Kong e Kuala Lumpur, la mia collezione cresce sempre di più.


Verso le 17 finiamo di percorrere Orchard Road, rendendoci conto che è non è così facile fare affari né con l'elettrnioca né tantomeno con i vestiti.

Passati in albergo a ritirare i bagagli ci rechiamo all'aeroporto Changi direttamente con la metro.

Il nostro volo Tiger Airways parte dal Terminal low-cost che, seppur di dimensioni ridotte, è ottimamente organizzato e funzionale. Il decollo è puntuale alle 20.20 e l'atterraggio a Macau avviene nei primi minuti del 9 settembre, alle 0.05.


Macau

Ancora formalità doganali e ancora taxi: arriviamo in albergo, lo stesso dove abbiamo alloggiato pochi giorni fa, verso l'una, ma ciò non ci scoraggia a passare una notte fuori dedicandoci al casinò!

Siamo sull'isola di Taipa, meno vivace della penisola, ma qualche sala da gioco non manca. In effetti noi entriamo nel primo hotel che ci capita, il Grand View, e ospita un casinò aperto 24 ore su 24.

Purtroppo tavoli da roulette non ce ne sono, è presente solo una macchinetta automatica. Rimango un po' deluso, ma tuttavia posso giocare più tranquillo e più comodo.

La serata è particolarmente fortunata per me: inizio con 180 HK$ prestatimi da Alberto, dopo alcuni alti e bassi arrivo a 550 HK$, piano piano perdo quasi tutta la mia vincita ma all'ultima giocata, poco prima di andare via punto 20 HK$ sul 2 e 200 HK$ sulla seconda dozzina... magicamente esce proprio il 2 e vinco in un solo colpo 1100 HK$!


Sono ormail le 4.30 del mattino, le emozioni mi hanno tenuto sveglio. E' ora di andare a dormire per riposarci prima dell'ultima giornata del nostro viaggio.



Singapore

La notte non passa indenne dalle zanzare che affollano lo scompartimento. Esse non fanno certo distinzione tra prima e seconda classe, e l'autan le allontana solo in parte.

Alle 6.30 veniamo svegliati perchè per passare il confine è necessario scendere dal treno con tutti i bagagli e passare personalmente alla dogana.

Arriviamo quindi alla minuscola stazione di Singapore, vi sono solo due binari! In effetti, da qui partono al massimo tre o quattro treni al giorno, tutti diretti a Kuala Lumpur.


Siamo più stanchi del previsto, credevamo che lo scompartimento di prima classe ci avrebbe permesso di riposare, invece non vediamo l'ora di arrivare in hotel per dormire ancora un po'. Un taxi ci porta all'Asphodel Inn, prenotato su internet. Non è niente di che, anzi è abbastanza squallido, ma per una sola notte va benissimo, soprattutto in considerazione del prezzo.

Purtroppo alle 9 la nostra stanza non è ancora pronta e dovremo tornare per le 12.


Anche se avrei preferito posticipare, inizia subito un breve tour della città: siamo situati nel cuore di Little India, non siamo lontani da Orchard Road, dal quartiere coloniale e dalla maggior parte delle attrazioni.

Raggiungiamo a piedi Victoria Street ed entriamo in un centro commerciale per prelevare contante.

Mi sorprende come alle 10 di mattina la città sia ancora deserta: immaginavo che in un posto come Singapore ci fosse sempre fermento, gente indaffarata per strada e traffico. In compenso, tutto è pulito e sembra funzionare bene, una sensazione che molti avranno provato venendo qui per la prima volta.

All'interno del centro commerciale, decido di farmi tagliare i capelli: per 10 SG$ (5 euro) mi fanno un taglio veloce.

Mettiamo qualcosa sotto i denti ed entriamo in qualche negozio di elettronica per comparare i prezzi con quelli europei.

Facciamo passare ancora un paio di ore girovagando per il quartiere coloniale e avvicinandoci alla baia.

Tornati in albergo, mi faccio una doccia e mi metto a letto per un paio d'ore.


Mi sveglio più tardi del previsto, e ritorno in giro solo alle 17 inoltrate.

Visto il poco tempo sfrutto a pieno i consigli della guida per fare un mini-tour della città. Scendo con la metropolitana a Raffles Place, piccolo centro circondato da grattacieli, costeggio la baia prendendo la Esplanade Drive, dalla quale si scorge lo stupendo Esplanade Theatre on the Bay, magnifico esempio di architettura moderna.

Entro quindi in pieno quartiere coloniale e passo davanti all'Hotel Raffles, noto albergo di Singapore, intitolato a Sir Thomas Raffles, fondatore di Singapore nel XIX secolo.

A due isolati di distanza vi è il Singapore Art Museum, aperto fino alle 21 il venerdì sera. Lo visito abbastanza approfonditamente, ma le sale in esposizione sono poche, per fortuna l'entrata è libera. Contemporaneamente alla mia breve visita, si tiene un party al piano terra, frequentato da uomini e donne eleganti, a quanto pare questa festa ha a che fare con il Brasile... avessi avuto abiti più adeguati mi sarei imbucato e avrei scroccato drink e salatini!


Infine mi dirigo verso Beach Road, dove vi è un'alta concentrazione di bar e ristoranti. Mangio al Yinthai Place, dove mangio discretamente cibi molto piccanti. Ottimo però il dolce, mango e riso glutinoso.

Dopo cena mi avventuro curiosamente per Orchard Road, illuminata e trafficata, piena zeppa di negozi e centri commerciali, anche di sera. Il Seven Eleven mi viene in aiuto, compro una birra fresca e la sorseggio camminando durante il tragitto per l'albergo, che compio metà a piedi e metà in metropolitana.



Kuala Lumpur

Mi sveglio verso le 10, metto a posto tutti i bagagli perchè devo lasciare la stanza, mangio una banana per colazione ed esco. L'appuntamento con Simone è alle 11 davanti alle Petronas Towers. Lui si sarebbe dovuto svegliare prima per fare la coda e salire sullo Sky Bridge che collega le due torri, ma dopo un po' che lo aspetto, mi arriva un sms con scritto che non si era ancora svegliato, a causa del jet-lag non ha sentito la sveglia.

Poco male, torno in ostello, ci incontriamo e da lì prendiamo un taxi, per farci portare alla Batu Caves, qualche chilometro a nord di Kuala Lumpur.


Si tratta di grotte naturali alle pendici di un monte, all'interno delle quali è stato costruito un tempio indù. Alle sommità del monte e della scalinata che collega l'ingresso della grotta vi è un'immensa statua d'oro raffigurante Murugan, una divinità indù.

A rendere più insolità l'atmosfera, e forse vera attrazione del luogo, è la massiccia presenza di scimmie. Per niente aggressive ma neanche spaventate dalla presenza dell'uomo, si fanno avvicinare e fotografare.


Per tornare in centro prendiamo il pullman 11, che ci porta verso China Town. Scendiamo dal pullma e ci dirigiamo a piedi verso Bukit Nanas, e questa volta decidiamo di salire sulla KL Tower.

Comprato il biglietto per salire, si scatena un acquazzone improvviso, tipico, penso, di questo clima tropicale. Dopo qualche minuto torna a splendere il sole e prendiamo l'ascensore che in pochi secondi ci porta su, a 300 metri di altezza.

La vista è notevole, si vede quasi tutta Kuala Lumpur e le Petronas Towers di profilo. Di notte il colpo d'occhio dev'essere migliore!


Una volta scesi dalla torre, sono le 18. Io torno in ostello perché fra poco ho appuntamento con Alberto, impegnato nell'ultima giornata di conferenze, e alle 22 dobbiamo prendere il treno per Singapore. Saluto Simone che va a farsi ancora un giro in città.

Prima di andare via mi fermo in un ristorante indiano dove ordino del pollo piccante con verdure.

In ostello raccatto i miei bagagli e controllo le email. Dall'Italia arriva una triste notizia, è morto Pavarotti!

Saluto affettuosamente Mike e Sofie, che sono stati gentilissimi durante il mio soggiorno in ostello e prometto che tornerò, prima o poi!


Fortunatamente l'hotel Hilton è adiacente alla stazione Sentral, così dopo esserci incontrati e aver mangiato qualcosa, siamo subito in coda per salire sul treno.


Treno 11

Abbiamo prenotato uno scompartimento di prima classe, per circa 20 euro a testa, direttamente dal sito delle ferrovie malesi. E' provvisto di due letti e bagno con doccia.

Vi è perfino una televisione (che non funziona) e un contenitore di plastica con all'interno una cena, che però, è terribile.


Kuala Lumpur

Mi sveglio abbastanza tardi, esco dall'ostello che sono passate le 10. Alberto è uscito già da qualche ora, diretto all'hotel Hilton per una conferenza di Sicurezza Informatica, il reale motivo per cui ha accettato di venire fin qui.

Da parte mia, approfitto per farmi un giro in solitaria.


Pur avendo la guida in mano, decido di girare a caso, dirigendomi verso China Town. Arrivo a una stazione della monorotaia e decido di prenderla. Mi emoziona un po' perchè non ho mai visto niente di simile in Europa, la ricordo più che altro per un famoso episodio dei Simpson!

Corre (in verità, a velocità a contenuta) per la città su una piattaforma rialzata e si inclina parecchio in curva. L'impatto ambientale non è dei migliori, ma conferisce alla città un'atmosfera futuristica.


Giunto a China Town, caotica, rumorosa e odorosa, attraverso la via centrale del mercato.

Mi perdo tra le intricate vie della zona ma questa volta, anche senza mappa, riesco a orientarmi, seguendo la struttra della monorotaia, che porta in Merdeka Square, traducendo, Piazza dell'Indipendenza.

Stanno smontando delle tribune, probabilmente qualche giorno fa c'è stata una manifestazione, infatti il 2007 è il 50° anniversario dell'indipendenza malese.


Nel primo pomeriggio prendo la LRT, un sistema di trasporti parallelo alla monorotaia (le rotaie sono due, ma è sempre sopraelevata) e torno al KLCC, zona delle Twin Towers e dei centri commerciali.

In questa zona c'è l'acquario, avevo previsto di visitarlo ma lascio perdere.

Mi allontano allora di nuovo a piedi verso la Bukit Nanas, una collina che ospita una foresta tropicale in pieno centro città! In cima ad essa è costruita la KL Tower, torre della televisione, terza costruzione più alta della città.

Tornato alle Petronas Tower, entro nel centro commerciale, e dopo un po' di shopping, visito le Petronas Gallery, dedicate quasi interamente alla celebrazione del 50° anniversario dell'indipendenza.


Quando esco sono le 17, prendo ancora una volta la LRT e mi dirigo verso l'hotel Hilton, dove ho appuntamento alle 18 con Alberto. Aspettandolo, nella reception ordino una Coca-Cola in bottiglia che costa quanto la cena della sera prima!

Riprendiamo la divertente monorotaia per tornare in ostello, dove mi sdraio sul letto, addormentandomi fino alle 22. Sarà il caldo tropicale che non mi mette appetito, ma non ho mangiato nulla dalla colazione di stamattina!


Dopo una veloce doccia, scendo in strada, brulicante di ristorantini indiani.

Intanto, Sofie mi presenta Simone, un ragazzo romano in viaggio solitario, appena arrivato in ostello. Beviamo una birra insieme mentre mangio un piatto di riso fritto. E' arrivato stamattina a Kuala Lumpur da Roma, sta andando in Australia ma approfitta dello stop-over di due settimane in Malesia.

Tra una cosa e l'altra facciamo l'una, lui ovviamente sente un po' l'effetto del jet-lag. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per l'indomani, per visitare insieme qualcosa.



Kuala Lumpur

Fortunatamente al mio risveglio la febbre è passata e il dolore all'orecchio è meno acuto.

Sono le 9, dobbiamo chiudere le valigie, fare colazione e lasciare l'albergo in fretta: alle 10.45 parte il nostro volo Air Asia per Kuala Lumpur.

Visto che fra pochi giorni torneremo nello stesso albergo lasciamo qui la maggior parte del bagaglio e partiamo con una sola valigia per tutti e due.

In meno di cinque minuti un taxi ci conduce in aeroporto.

Il volo AK51 decolla puntuale da Macau e atterra altrettanto in orario in terra malese al terminal low cost (LCCT) dell'aeroporto di Kuala Lumpur, circa tre ore e mezzo dopo; il fuso orario è lo stesso.


Un bus ci porta in circa un'ora alla stazione Sentral di Kuala Lumpur. Ormai sono quasi le 17 e ci concediamo un panino al McDonald's.

Credevo che il gusto dei panini del McDonald's fosse lo stesso in tutto il mondo, invece alla stazione di Kuala Lumpur è molto peggio!

Acquistiamo poi un coupon da 10 RM (10 Ringgit sono circa 2 euro) per il taxi, con il quale ci facciamo portare all'ostello Red Palm, dove abbiamo prenotato una doppia per due notti.

I proprietari, Mike e Sofie, ci accolgono e ci mostrano la nostra camera, senza bagno: è essenziale ma pulita e tranquilla.


Dopo esserci sistemati usciamo a passeggiare per Kuala Lumpur, portandoci dietro la guida in inglese acquistata qualche giorno fa a Shanghai.

Dopo le 19 l'oscurità inizia a calare e nel cielo risplendono le Petronas Twin Towers, gioiello architettonico moderno della Malaysia.


Raggiungiamo i piedi delle torri gemelle, dove sorge il KLCC Suria, centro commerciale provvisto di boutique, negozi, caffè e fast food.


Per cena scegliamo di andare al Thai Thong Grand Restaurant, che a dispetto del nome dovrebbe essere un ristorante cinese abbastanza economico.

Facciamo un po' di confusione cercando di orientarci con la scarna mappa della LP, ma almeno ne approfittiamo per avventurarci in qualche via centrale di questa metropoli asiatica, che a me affascina tantissimo.

Arriviamo al ristorante solo alle 22, e tanto per cambiare, i prezzi sono più alti di quanto indicava la guida!

Torniamo poi in ostello, ancora con qualche difficoltà orientativa...


Il mio primo approccio con Kuala Lumpur e la Malaysia è più che positivo.

Già sul bus dall'aeroporto sono stato colpito dalla folta vegetazione tropicale che correva sul mio finestrino. Ma la Malaysia è soprattutto una nazione dai molteplici aspetti: a partire dal territorio, situato in parte nella punta meridionale della Penisola Malacca e in parte nella zona settentrionale dell'isola del Borneo; è inoltre un paese multiculturale e multietnico: vi convivono un 60% di malay, 25% di cinesi e 10% di indiani, oltre ovviamente a una grandissima varietà di minoranze; la religione di stato è islamica ma è concessa la libertà di culto, così ogni gruppo etnico mantiene i propri usi e costumi.

Le religioni presente sono quindi numerosissime: islam, buddismo, hindi e cristianesimo. Altrettante le lingue: malay, iban, cinese, tamil e l'inglese, diffusissimo in tutto il paese in seguito al periodo coloniale sotto la corona britannica.


L'immagine simbolo di questo melting-pot ha un contrasto surreale e inedito: per strada vedo passeggiare donne completamente coperte dal burqa a fianco di giovani prostitute mezze nude di varia etnia; sì, perchè appena tramontato il sole, i marciapiedi si affollano, il mercato del sesso apre i battenti, mentre qualche ratto sbuca dalla fogna e terrorizzato attraversa la strada.


Hong Kong

Non mi sento granchè meglio, ma alle 12 dobbiamo lasciare l'albergo e alle 14 abbiamo il ferry-boat per Macau.

Nauseato e con l'orecchio ancora dolorante chiudo le valigie e faccio il check-out.

Un taxi ci porta in un quarto d'ora al terminal dei traghetti; prima di entrare dobbiamo espletare le solite formalità doganali. Infatti Macau, ex colonia portoghese tornata alla Cina nel 1999, è come Hong Kong, una Regione Amministrativa Speciale; ha una valuta propria, la Pataca, che vale poco meno di 1 HK$, e regge la sua economia sul gioco d'azzardo, contendendo a Las Vegas il primato mondiale per il volume d'affari legato a tali attività.

Tra Macau e Hong Kong partono moltissimi traghetti al giorno, con una frequenza che negli orari di punta arriva a 15 minuti. A bordo ci si siede su ampie poltrone su cui riposare durante i 50 minuti di viaggio.


Macau

A Macau, dopo un nuovo passaggio in dogana, ci aspetta una lunga coda per prendere il taxi. Il malditesta, la febbre e la pioggia rendono il tutto ancora meno piacevole!

Finalmente ci facciamo portare nell'albergo prenotato su internet qualche settimana fa, situato nell'isola di Taipa, vicino all'aeroporto. Paghiamo il prezzo di un ostello ma il servizio e la qualità sono di un quattro stelle. Perlomeno posso riposarmi tutto il pomeriggio e cercare di guarire in vista della partenza per la Malaysia del giorno dopo!

Rinuncio quindi a visitare Macau, mi spiace ma non mi sento proprio di uscire. Inoltre l'8 settembre torneremo qui da Singapore e il giorno dopo dovrei avere qualche ora per fare un giro.


Nel pomeriggio Alberto si fa un giro per la città e la sera ceniamo insieme in albergo, dove per una decina di euro si può mangiare a volontà attingendo da un ricco buffet. La salute e il buonumore stanno tornando...


Hong Kong

Come purtroppo mi aspettavo, mi è venuta l'otite. Mi risveglio con l'orecchio dolorante e un po' di febbre. Rinuncio a uscire e rimango a letto in albergo tutto il giorno.

Gli altri escono e tornano verso il tardo pomeriggio, dopo aver fatto un po' di acquisti presso i mercatini dell'usato. Infatti Andrea e Stefano partono stasera per l'Italia, il loro aereo parte a mezzanotte.

Alle 20 usciamo insieme dall'albergo, diretti alla stazione della MRT, dove passa anche l'Airport Express. Per quanto sia debilitato e stanco, li accompagno per mangiare qualcosa insieme prima della loro partenza. Riesco a inghiottire solo una ciotola di riso.

Poi ci salutiamo: dopo 33 giorni, il gruppo si divide. Loro arriveranno in Italia tra più di 24 ore (lo scalo a Londra sarà parecchio lungo); Fra sette giorni Alberto ed io compiremo lo stesso viaggio, ma ora ci aspetta ancora una piccola fetta di Asia da visitare.


Hong Kong

Oggi decidiamo di dividerci: Alberto ed io rinunciamo alla visita della Statua del Buddha Seduto, situata sull'isola di Lantau e a un pomeriggio in spiaggia, per andare a vistare la Hong Kong University of Science and Technology, un atenero di cui mi ero già interessato dall'Italia e dove mi sarebbe piaciuto trascorrere un periodo di studio.


Dopo un interminabile viaggio tra MTR, cambiando cinque linee, e uno shuttle bus, giungiamo a Clear Water Bay, una splendida baia dov'è situata la moderna struttura che ospita l'università.

Il campus è provvisto di piscina, campi da tennis e da calcio, ristoranti e supermercati. Le residenze per gli studenti sono numerosissime. Essendo i primi settembre non c'è molta gente in giro, comunque mi sembra proprio un bel posto.


Verso l'ora di pranzo, prendiamo nuovamente la MRT e ci facciamo portare nella Hong Kong Island, a Causeway Bay, facciamo un po' di shopping e ci perdiamo per le trafficatissime vie di Hong Kong, passando anche per Times Square.


Il tempo passa e alle 19, ci rechiamo a Kowloon, dove abbiamo appuntamento con gli altri due per la cena. Facciamo moltissima coda (addirittura con il ticket numerato) per entrare in un sushi bar, ma mangiamo benissimo senza spendere più di tanto. Esperienza sicuramente migliore che al coreano!


Ancora una volta passiamo la serata comprando una birra al Seven Eleven e bevendola in strada.

Purtroppo durante il bagno in piscina mi è entrata dell'acqua nell'orecchio, e lo sento un po' indolenzito.