La capitale della Mongolia mi ha sempre evocato scenari esotici. Un luogo insolito dove trascorrere il ferragosto! Siamo in un'altra dimensione, anche se il viaggio in treno ha fatto da gradiente.
Scesi dal treno, una folla di gestori di ostelli e guest-house cercano di accaparrarsi clienti. Tra questi, ci sono tre ragazzi del Golden Gobi, l'ostello prenotato su internet. Ci danno un passaggio in auto, ma com'era immaginabile, i mongoli non prendono molto in considerazione le possibili conseguenze della guida spericolata.
Dopo brusche manovre e sorpassi azzardati su strade semiasfaltate arriviamo sani e salvi nella deliziosa guesthouse, situata in zona centrale, lungo l'arteria principale Peace Avenue, a due passi dal Department Store e non lontano da Piazza Sukhbaatar.
La prenotazione su internet in realtà non viene praticamente presa in considerazione, ci viene data una stanza quadrupla senza bagno anziché due doppie con bagno, ma non ci facciamo troppi problemi, vista la pulizia dei locali.
Facendo colazione conosciamo diversi abitanti dell'ostello, anche qui c'è gente proveniente da tutto il mondo: Olanda, Spagna, Israele, Regno Unito, Stati Uniti...
Sistemati i bagagli usciamo in perlustrazione. Ancora una volta il problema principale e trovare il modo per raggiungere la tappa successiva; stavolta cerchiamo un biglietto per il treno per Beijing. Purtroppo i treni diretti sono pochi e d'estate i viaggiatori sono molti. L'alternativa, per la modica cifra di 230 euro, sarebbe prendere ancora una volta l'aereo (ormai tanto il sogno è infranto...) che ci farebbe risparmiare moltissimo tempo,, ma non ci sono posti disponibili fino al 23 agosto.
In ostello ci propongono l'unica soluzione possibile, tra l'altro, di gran lunga più economica: treno fino al confine mongolo-cinese, da attraversare su bus o fuoristrada (le modalità non sono del tutto chiare...) e poi “sleeping bus” fino a Beijing. Proprio così, in Cina esistono i pullman-letto.
Per i biglietti, il pernottamento e una gita di tre giorni organizzata dal Golden Gobi paghiamo in totale 100 euro a testa.
Visitiamo l'austera Piazza Sukhbataar, un enorme spianata di cemento ma, a suo modo, suggestiva. Al fondo è eretto un magnifico monumento dedicato a Gengis Khan, al centro invece la statua dedicata (per l'appunto) a Sukhbataar, eroe nazionale della rivoluzione.
Al Department Store si trovano ottimi affari sui vestiti, l'elettronica e sigarette.
All'ultimo piano troviamo un ristorante di lusso, forse tra i più costosi della città, decidiamo di fare gli splendidi e ci fermiamo a pranzo.
I menu più completi arrivano a 25 euro, ma spendendo 90 centesimi si può ordinare una porzione di Dim Sum. Ne ordiniamo cinque pensando di ricevere cinque ravioli, invece sono cinque portate enormi, che non riusciamo a finire.
Nel pomeriggio, proseguiamo la visita al Museo Nazionale di Storia Naturale: trattasi di una fornita collezione di animali impagliati (è impagliato anche ... l'inimpagliabile!).
Ci dirigiamo poi verso il Gandantegchinlen Khiid, il monastero buddista più grande della Mongolia.
E' un complesso di giardini, edifici residenziali per i monaci, statue, piccoli templi che ne circondano uno maggiore; quest'ultimo ospita un enorme Buddha d'oro. In verità è una ricostruzione dell'originale, peccato.
In Piazza Sukhbataar hanno tentato di scipparmi il portafoglio. In effetti, avevo letto che a Ulaanbaatar bisogna fare molta attenzione ai borseggiatori.





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