La nottata è decisamente migliore della precedente. Veniamo svegliati abbastanza presto da Oiko, che ci prepara la colazione. Lasciamo quindi Karakorum, in direzione Ulaanbaatar, durante il viaggio sono previste alcune soste.
Dopo circa ottanta chilometri ci fermiamo nei pressi di un gher; una famiglia di pastori possiede un cavallo, tre cammelli e un sonnolento yak, circondato da mosche e moscerini.
Il pacchetto “tutto compreso” prevede anche una simpatica escursione a bordo di Beppe, Sandro e Tonio, i tre cammelli dall'evidente origine pugliese; o almeno, così ci è parso soprannominandoli.
Finisce che ci annoiamo un po', mi piaceva di più il cavallo.
Risaliti in macchina, ci fermiamo dopo un paio d'ore nei pressi di un fiume per mangiare il pranzo (spaghetti alla peperonata) preparato dal bravo Oiko.
Subito dopo, inizia un tratto di strada davvero impervio, ovviamente sterrato ma pieno di buche.
Stiamo andando dentro un parco naturale della Mongolia. In Italia siamo abituati a vedere questi parchi, contraddistinti da un panorama naturale incontaminato in opposizione al paesaggio antropico. Qui invece, accedendo al parco, ci siamo ritrovati nello stesso identico ambiente che avevamo alle nostre spalle!
La differenza è che all'interno del parco, era possibile avvistare gruppi di cavalli selvaggi; ne scorgiamo alcuni con il binocolo.
Ripartiamo nuovamente, 90 chilometri ci separano da Ulaanbaatar, ma in termini di tempo significano ben tre ore.
Ulaanbaatar
Torniamo in ostello e facciamo finalmente una doccia desiderata a lungo
Tirate le somme, il tour è stato piacevole e appagante. Non troppo avventuroso, ma abbastanza faticoso. Mi chiedo come si faccia a resistere a tour dello stesso tipo della durata di venti giorni.
Bombolo e Oiko si sono rivelati molto in gamba. Quest'ultimo in particolare, ha solo 23 anni, e a settembre si trasferirà a Londra per tre anni, è facile pensare che non avrà problemi a vivere in occidente.
Nana, la ragazza “tirocinante”, ci è sembrata un po' meno acuta, ridacchiava continuamente e ripeteva a pappagallo parole e parolacce che le insegnavamo.
Noi sicuramente eravamo i più scemi del gruppo.
Per cena, ci concediamo ancora una grigliata mongola all'aperto, e andiamo a dormire presto. Ci perdiamo definitivamente la vibrante nightlife di Ulaanbaatar. Peccato, dicono che faccia invidia a Ibiza.





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