Il treno 362 (Irkutsk-Ulaanbaatar) passa più tempo fermo che in marcia. Infatti il tempo di percorrenza (33 ore) è davvero esagerato in proporzione alla distanza di circa 800 chilometri (500 in linea d'aria).
Ma noi siamo qui per questo, il viaggio è piacevole, anche la provodnitsa è simpatica, vende tè, snack e cibo liofililizzato (anche in questo treno al fondo di ogni vagone c'è il samovar da cui attingere acqua calda).
Le formalità doganali sono lunghissime: rimaniamo fermi cinque ore a Naushki, dopodichè attraversiamo il confine e sostiamo altre due ore a Suchebataar.
Finalmente scendiamo dal treno e ci sentiamo in Asia, si notano i tratti del viso degli uomini, delle donne e dei bambini, che ci guardano come fossimo marziani.
Irkutsk, geograficamente poco più a occidente, è ancora Europa.
Respiriamo un po' d'aria mongola... ma è inquinata terribilmente dai locomotori diesel!
Approfittiamo per fare la spesa in una bottega poco fuori la stazione, accettano ancora i rubli, e con pochi spiccioli ci riforniamo abbondantemente di dolci, patatine e un paio di birre. I tre inglesi di Manchester ci seguono a ruota: per loro solo birra.
Al tramonto il cielo si incendia improvvisamente di rosa, le nuvole sono sul lontano orizzonte, privo di alture.
E' quasi sera, si riparte. Si socializza ancora con i compagni di viaggio, nonostante qualche limite con la lingua (mi riprometto di imparare finalmente bene l'inglese).
Domani mattina, Ulaanbaatar!





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