Hong Kong

Ci svegliamo abbastanza presto e alle 10.30 siamo a Central, il polo finanziario di Hong Kong, il quartiere dove sorgono i grattacieli più alti è le costruzioni più moderne.

Inizialmente pensiamo di fare un giro a piedi e di raggiungere la partenza della Central Escalator, la scala mobile più lunga al mondo, che ci incuriosisce assai!

In realtà è difficile muoversi a piedi, ci ritroviamo in un groviglio di strade trafficate, alcuni passaggi pedonali sono sopraelevati ma non è facile raggiungerli; prendiamo allora un taxi e benchè il tassista non abbia mai sentito parlare di questa scala mobile riusciamo ad arrivare al punto di partenza.

Personalmente rimango molto deluso da questa attrazione: in realtà è solamente una serie di tante rampe mobili indipendenti che collegano Des Veux Road a Conduilt Road., un quartiere tutto in salita... che fregatura!


Scendendo le scale (a piedi), compriamo dei costumi da bagno in un mercatino, per la modica spesa di 10HK$ a cranio, così nel primo pomeriggio, ci concediamo un bagno nella bellissima piscina dell'albergo.

E' da un mese che siamo in giro per il mondo, ci vuole un po' di relax!


Verso le 17 siamo già pronti per uscire, e torniamo direttamente nella Hong Kong Island, usando la MRT.

Stavolta vogliamo salire sul Victoria Peak, una delle cime panoramiche più alte dell'isola; per raggiungerla è possibile prendere un bus ma il modo più caratteristico di salirci è il Peak Tram, una funicolare che raggiunge un'inclinazione notevolissima!

La coda è parecchia, ma non ci lasciamo scoraggiare, del resto il sole sta tramontando è la migliore vista dall'alto si ha quando la città sarà tutta illuminata. Intanto conosciamo Johann, un ragazzo tedesco che approfitta di noi per saltare la coda del biglietto. In realtà è molto simpatico e in gamba. Ha solo un paio di anni in più di noi ma è in viaggio di lavoro, Hong Kong è l'ultima tappa di un viaggio in Cina di una settimana per diverse città della costa orientale, tra cui Shanghai.

Ovviamente il Victoria Peak presenta le solite trappole per turisti, negozi di souvenir e ristoranti dai prezzi gonfiati, ma schivati accuratamente si può godere del panorama stupefacente.


Scesi giù, sempre con la funicolare, cerchiamo un posto per cenare.

Torniamo a Tsim Sha Tsui prendendo il vaporetto da Hong Kong Island a Kowloon, per la modica cifra di 1,40 KH$.

Johann ormai si è unito a noi e andiamo a mangiare insieme all'Hard Rock Cafe.

Dopo cena cerchiamo invano un posto per bere qualcosa ma i prezzi sono molto più alti di quanto immaginassimo; finiamo per comprare la birra al Seven Eleven (The Best Pub in Hong Kong!), con meno di 15 HK$ ci si può permettere la scelta tra una Qingdao e la San Miguel, fresche di frigo!

Seduti sul marciapiede, oltre a qualche scarafaggio, incontriamo due ragazzi che hanno fatto la stessa scelta per la serata!

Il primo è americano, parla anche un po' di italiano perchè ha studiato a Firenze; ora lavora in Cina, insegnando inglese.

Il secondo è belga, un tipo bizzarro ma simpatico, sta ad Hong Kong da più di un mese, dice di essere venuto qua per cercare qualche business, ma ammette di non aver combinato ancora niente! Mi racconta di essere stato nel sud della Cina e di aver mangiato scorpioni, serpenti e cani.

Tra una birra e l'altra, i discorsi passano dall'università al lavoro e alla religione, finchè non si fanno le due e decidiamo di tornare in hotel con un taxi.



Hong Kong

Finalmente siamo arrivati a Hong Kong, il capolinea del nostro viaggio in treno.

Meta che avremmo dovuto raggiungere direttamente da Torino senza prendere l'aereo, obiettivo che avremmo centrato se non fosse stato per l'aereo tra Ekaterinburg e Irkutsk.

A Hong Kong rimarremo per alcuni giorni, dopodichè Stefano e Andrea concluderanno il viaggio tornando a casa; Alberto ed io rimarremo in Asia ancora una settimana, visitando Macau, Kuala Lumpur e Singapore.


Il treno è arrivato alle 13.30, dopo aver attraversato lentamente il Guangdong e aver sostato a lungo a Shenzen.

Prima dell'arrivo, dal finestrino abbiamo visto le verdi campagne del New Territories, che lentamente sono sfumate nella giungla urbana del Kowloon.

La stazione ferroviaria è situata a Hung Horn, nella parte meridonale di Kowloon.

Sbrigate le formalità doganali e cambiata la valuta (il dollaro di Hong Kong vale poco meno dello yuan cinese), ci dirigiamo nell'albergo prenotato su internet, situato sull'isola di Tsing Yi, tra Lantau e Kowloon. La posizione non è ottimale ma siamo ben collegati con il centro, grazie alla MTR, la rete ferroviaria locale di Hong Kong.


Giungiamo a Tsim Sha Tsui, sulla punta meridionale della penisola di Kowloon, è il quartiere più turistico e trafficato di Hong Kong, mecca dello shopping mondiale. Infatti Hong Kong, nonostante lo stile di vita occidentale, ha prezzi convenienti sia per quanto riguarda il vestiario che per l'elettronica.


Alle 18 il sole inizia a tramontare: ci sediamo su una panchina del Grand View Deck, davanti all'Hong Kong Cultural Centre e a fianco all'Avenue of the Stars; da qui si gode di una vista unica al mondo. I grattacieli della Hong Kong Island, separati da una sottile striscia di mare, si illuminano piano piano di luci colorate. Sopra di essi sono visibile le alture collinari fitte di vegetazione.

Quando l'oscurità cala del tutto le luci si fanno ancora più potenti e dipingono il profilo di questa metropoli ultramoderna.


A cena, la LP ci segnala un ristorante coreano, in una parallela di Nathan Road, arteria principale di Tsim Sha Tsui.

Ordiniamo barbecue di pollo e manzo ma rimaniamo delusi, non tanto per la qualità ma per la quantità della carne che ci hanno servito, davvero misera. Il prezzo è di 150 HK$, eravamo abituati meglio in Cina!

Dopo cena andiamo a bere un paio di birre in un pub inglese, dove trasmettono alcune partite della Premiership.





Shanghai

Dormiamo liberamente fino a tardi e facciamo il check-out dell'ostello giusto per mezzogiorno. Prendiamo un taxi per andare a mangiare, ci facciamo portare al 1221, il ristorante dell'altra sera. Per rilassarci e mangiare bene spendendo poco è sicuramente la soluzione ideale.

Il servizio è ottimo, mangio diversi piatti tra cui una meravigliosa anatra disossata e ce la caviamo con soli 50 yuan a testa.


Tornati in ostello, sbrighiamo le ultime faccende prima di chiamare un taxi per la stazione: il nostro treno parte alle 17.09.

Per colpa della mia valigia in più, dobbiamo prendere due macchine perchè in una sola non stavano tutte le valigie!

Benchè la ex-colonia nel 1997 sia tornata alla Cina, Hong Kong è una Regione Amministrativa Speciale, quindi recarvisi è come espatriare: prima di salire sul treno dobbiamo compilare i moduli di uscita dalla Cina e ci viene messo il timbro sul visto. Per entrare a Hong Kong invece non è necessario alcun visto, ma a bordo del treno ci vengono consegnate le Arrival Card da compilare per l'ingresso nella regione.


Treno T99

La vettura sulla quale viaggiamo non è male, è un treno leggermente più vecchio dello Z-train sul quale abbiamo viaggiato da Beijing-Shanghai ma la qualità del servizio è pressochè identica.

L'unica brutta sorpresa la troviamo nel vagone ristorante dove non riusciamo a ripetere una buona cena come sull'altro treno.


Shanghai

Ci svegliamo abbastanza presto (per la verità solo Andrea ed io) e per le 10.30 siamo già in Piazza del Popolo, per visitare il Centro Esposizioni dello Sviluppo Urbanistico di Shanghai, che ieri non siamo riusciti a visitare.

E' situato in un bell'edificio moderno, sul quale campeggia il countdown elettronico dell'Expo 2010. Infatti l'Esposizione Universale si terrà qui fra circa tre anni, mancano 970 giorni!

La mostra è dislocata in sei piani ed è piuttosto interessante: video, fotografie e installazioni multimediali accompagnano lo spettatore alla scoperta della Shanghai del futuro, presentando i contrasti e le analogie con il passato. Il pezzo forte è il plastico del quarto piano, un'enorme riproduzione della città, dove si nota, a fianco della Jin Mao Tower e dello Shanghai Word Finance Building (in costruzione oggi), un terzo grattacielo che verrà costruito in futuro e di cui oggi non si vede traccia.

Interessanti anche i plastici con i progetti di ampliamento del porto e dell'aeroporto.


Ci vediamo con Stefano e Alberto per l'ora di pranzo e mangiamo piuttosto bene in un ristorantino in centro.

Torniamo quindi nella Città Vecchia ed accediamo allo splendido parco del Giardino del Mandarino Yu, e vi trascorriamo un'ora abbondante. Ci accomodiamo poi una delle case da tè circostanti il giardino, ma i prezzi sono veramente eccessivi; il tè comunque è molto buono.


Torniamo allora verso il Bund, acquistiamo a 70 yuan il biglietto per un giro in battello sullo Huangpu e aspettiamo il nostro turno bevendo una Qingdao sul lungo fiume.

Il giro sul battello è piacevole ma non indimenticabile: la vista notturna del Bund da un lato e del Pudong dall'altro sono sicuramente notevoli ma la ressa presente a bordo è eccessiva (quasi tutti sono turisti cinesi).


Per la cena abbiamo scelto un ristorante al Pudong segnalato ancora una volta dalla guida. I tassisti fanno grande difficoltà a capire l'indirizzo, o forse ci dicono che non sono autorizzati a raggiungere il Pudong e noi non capiamo. Comunque, solo al quarto tentativo, otteniamo di farci portare alla Jin Mao Tower: da lì pensiamo di arrangiarci a piedi, ma la mappa 1:100.000 della LP non aiuta.

Infine, il ristorante non lo troviamo, ma ci accomodiamo all'interno di un edificio con scritto “Business Center”, troviamo un ristorante di lusso (anche se un po' bizzarro, ricorda la situazione di Ulaa Baatar) dove mangiamo benissimo. Il conto, il più salato da quando mangiamo in Cina, ammonta a 90 yuan.


Shanghai

Facendo due conti, siamo leggermente fuori budget; per evitare di dover cambiare ancora degli euro o di dover prelevare, decidiamo di fare un gioco: oggi sarà il giorno del Risparmio Scientifico (termine trovato sulla LP della Transiberiana), cioè ognuno di noi deve sopravvivere con 100 yuan. Ovviamente non è valido rimanere in albergo tutto il giorno, né digiunare forzatamente! I dettagli della sfida prevedono di uscire senza portafoglo né carta di credito o bancomat, solo una banconota da 100 yuan in tasca.

Il taxi, che di solito paga una sola persona a rotazione, viene diviso equamente: si tratta di circa 5 yuan a testa, per raggiungere, come sempre, Piazza del Popolo.

Per pranzo, io ho preso solo un panino al KFC, spendendo 7 yuan.


Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la città vecchia. Qui si trova un'altra faccia di Shanghai, uno sgangherato agglomerato di baracchini e negozietti odorosi di pesce, verdure e carne fritta.

Passiamo inoltre per Fangbhang Zhoglu, la via del bazar, dove si concentrano negozi di souvenir e cianfrusaglie: alla fine sfuggiamo alla tentazione di comprare qualunque cosa...


Ci dividiamo: Alberto ed io ci avviamo a piedi verso il Bund, in cerca della Shanghai Art Gallery, ma non riusciamo a trovarla. Camminiamo allora in direzione di Piazza del Popolo, per visitare il Museo d'Arte di Shanghai e la Sala Esposizioni del Piano Urbanistico di Shanghai. Quando arriviamo ci accorgiamo che sono già le 18 entrambi i musei sono già chiusi.

Rimane il tempo per un giro nel Department Store, dove ci incontriamo con gli altri.

La cena ha luogo al Mc Donald's, come stabilito per rientrare nello striminzito budget giornaliero.


Quando arriviamo a casa, sono il vincitore della gara: ho avanzato addirittura 26 yuan!



Shanghai

La mattina ci viene assegnata una stanza quadrupla, dopo la prima notte in due stanze doppie separate.

Preso il solito taxi, torniamo in Piazza del Popolo e facciamo un pranzo-colazione in un fast-food di cucina giapponese all'interno del centro commerciale.


Per 90 yuan (un salasso!) ci procuriamo il biglietto cumulativo per l'attraversamento del fiume Huangpu e la salita alla Jin Mao Tower. Il primo consiste nel Bund Tourist Tunnell, un trenino che passa per un percorso illuminato da lucine psichedeliche. Classica attrazione turistica che sembra simpatica quando gratuita, ma non essendolo ti fa sentire rapinato!

Sconfinati finalmente nel Pudong, miriamo verso la Jin Mao Tower... è talmente grande che sembra essere a due passi, invece è a un chilometro di distanza!

Trovato l'ingresso, accediamo ad un ascensore iperveloce, percorre gli 88 piani in appena 20 secondi!

Sfortunatamente non c'è una terrazza, ma la vetrina laterale offre comunque un'incredibile visione a 360 gradi di Shanghai: si nota subito come la città abbia subito negli ultimi venti anni una trasformazione radicale, costruita verso l'alto e slanciata verticalmente, identificandosi come una delle realtà più tecnologiche e all'avanguardia di tutto il mondo.


Scesi dalla torre, Andrea ed io salutiamo Stefano e Alberto che tornano in ostello, noi prendiamo la metropolitana fino al Maglev Terminal, il treno a levitazione magnetica che collega l'aeroporto con il centro abitato.

Paghiamo 80 yuan per un viaggio di andata e ritorno, salendo a bordo per la prima volta nella nostra vita su un treno di questo tipo, l'unico modello al mondo in esercizio commerciale.

I binari, che non toccano il treno, sono sospesi su un cavalcavia molto alto lungo i 30 chilometri che separano il terminal dall'aeroporto. A prima vista, non si capisce che effettivamente il treno sia “sospeso” nell'aria.

L'accelerazione è notevolissima, il distacco dai binari non si percepisce. Un display interno segnala quando si raggiungono i 430 km/h! Inoltre quando il treno affronta le curve, ovviamente molto ampie, si inclina di circa 20 gradi, ma il momento migliore è stato l'”incontro” con la vettura proveniente dalla direzione opposta: la velocità relativa di circa 800 km/h fa sì che si veda solo una scheggia dal finestrino.

In 8 minuti arriviamo al Pudong International Airport, ovviamente modernissimo.

Al ritorno il treno non supera la velocità massima di 310 km/h, per qualche misterioso motivo. Curiosamente, il tempo di percorrenza è lo stesso...


Tornati in centro, decido di comprare una valigia, per poter disporre più comodamente i vari acquisti che ho fatto finora e soprattutto quelli che farò in seguito qui e a Hong Kong. Ne scelgo una molto ampia, con le rotelle; so che la qualità non alta ma molto ingenuamente penso che 20 euro sia un buon prezzo. Scoprirò presto che avrei potuto comprare qualcosa di meglio a un decimo di quanto pagato.


Per cena tentiamo ancora la sorte con la LP; ci propone un ristorante un po' decentrato e frequentato soprattutto da stranieri, il 1221.

Il locale è abbastanza elegante e in effetti a tavola si trovano solo occidentali. In compenso questa volta mangiamo veramente bene e ci bastano 70 yuan.

Azzeccato il locale per la cena, la guida fallirà per un locale per la serata: raggiungiamo una zona segnalata come molto frequentata, troviamo alcuni pub di imitazione occidentale, soprattutto per quanto riguarda i prezzi!


Shanghai

Arriviamo di prima mattina, alle 7, nella New York d'Oriente. La stazione ferroviaria non è in zona centrale, quello che ci colpisce maggiormente appena scesi in realtà è il caldo assolutamente insopportabile, al di sopra del livello di Beijing, l'umidità è alle stelle.

Arriviamo con un taxi all'ostello Koala International, ma la nostra stanza non è ancora pronta.


Lasciamo solo i bagagli e ci dirigiamo, stanchi e sporchi, verso la metropolitana, dopo esserci persi nella stazione di interscambio! Arriviamo, dopo aver pagato due volte il biglietto, in Piazza del Popolo (Renmin Guangchang). (In definitiva, in Cina è molto meglo usare il taxi!).

Preleviamo del denaro e ci dirigiamo a piedi verso il Bund: il colpo d'occhio è notevole, al di là del fiume sorge la recente (dei primi anni novanta) e ultramoderna zona finanziaria del Pudong. Fra i numerosi grattacieli svettano la Jin Mao Tower e l'Oriental Pearl Tower.


Con un taxi torniamo in ostello dove finalmente prendiamo possesso delle nostre camere, di altissimo livello, e dotate di un cucinino. Il bagno ha un design bizzarro e le pareti di vetro, viva la privacy!


Pranziamo nel tardo pomeriggio dopo esserci lavati e pettinati ritorniamo in centro che sono quasi le 19! La latitudine più bassa si fa notare, è già quasi buio.

La Shanghai notturna come prevedevamo dà il meglio di sé.

Passeggiamo per Nanjing Road, allucinati dalle luci colorante intermittenti delle insegne dei ristoranti, bar, nightclub e alberghi, veniamo avvolti dai rumori e dagli odori della folla, rifiutiamo cortesemente proposte di massaggi, alziamo la testa e alberghi di lusso di cinquanta piani coprono il cielo.

Torniamo nel Bund, dove ammiriamo lo stesso panorama visto di mattina, ma con luci e colori della notte. I grattacieli sembrano enormi lampadine, la Torre della Televisione addirittura ha un sistema di illuminazione che le fa cambiare colore dopo alcuni secondi.


Alla fine scegliamo a caso un ristorante indiano dal servizio un po' scadente, dopodichè concludiamo la serata al 47esimo piano del Radisson Hotel, dal quale si gode di una vista meravigliosa sulla città.

Prendiamo due cocktail al bar (ovviamente abbastanza costosi per gli standard cinesi) e ascoltiamo un po' di musica dal vivo. L'ambiente è ovattato e sofisticato, di certo non giovanile, ma una volta tanto, ci sta.


Beijing

Oggi è il nostro ultimo giorno a Beijing, inevitabilmente è meno intenso dei primi tre.

Stanchi per l'escursione alla muraglia, dormiamo fino alle 10, facciamo il check-out e lasciamo i bagagli all'Hutong Inn.

Decidiamo a malincuore di rinunciare alla visita del Palazzo D'Estate e ci dirigiamo verso il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Parlamento Cinese; la visita si rivela un po' deludente.

Dopo il pranzo all'Hard Rock Cafe, un po' distante dal centro, torniamo in albergo, alle 17.30 abbiamo prenotato un'automobile che ci porterà in stazione, e a quell'ora ci hanno assicurato che c'è moltissimo traffico.

Trascorriamo le ultime ore rilassandoci nel cortile dello Hutong Inn. In conclusione, quattro giorni (di cui solo due pieni) a Beijing sono assolutamente insufficienti. Oltre al Palazzo D'Estate, avrei visto volentieri il Complesso Olimpico e qualche museo. Comunque, tornerò sicuramente a Beijing.


Arrivati in stazione, veniamo avvolti da una folla pazzesca. Dalle 19 in poi partono numerosi treni per Shanghai, quelli della categoria Z sono i più confortevoli, il nostro è lo Z13 e parte alle 19.38.


Treno Z13

Abbiamo uno scompartimento da quattro letti tutto per noi: è modernissimo e gli interni sono molto curati. Nulla a che vedere con le cuccette più spartane che ci hanno trasportato per la Russia e la Mongolia. E pensare che i prezzi sono decisamente più bassi!

A bordo c'è anche una bella carrozza ristorante, dove ceniamo con discreta soddisfazione.


Beijing

Oggi è il giorno della Grande Muraglia. Con qualche titubanza ci siamo arresi all'idea di partecipare a un viaggio organizzato anziché noleggiare un taxi: il prezzo (260 yuan) sembra vantaggioso e comprende il trasporto, l'accesso e un pasto. Inoltre la destinazione è quella che vogliamo noi, Simatai; la LP dice essere meno turistica di Badaling, che abbiamo accuratamente evitato.

Ovviamente nutriamo qualche dubbio sul fatto che una località definita non turistica sia meta di un tour organizzato, ma arrivati sul posto, intorno alle 11, constatiamo che non è troppo affollato e si scorgono alcuni tratti della muraglia con pendenza di 70° assolutamente stupefacenti.


Simatai

Ricevuti i biglietti per l'ingresso, la nostra guida Chung ci detta alcune indicazioni sulla visita, che ignoriamo totalmente. Capiamo vagamente che verso le 16 ci sarebbe stato un ritrovo per il pranzo.

Spensierati, partiamo per una passeggiata sotto il caldo sole di mezzogiorno tra i ripidi sentieri e scalette della mitica muraglia.

Ci muoviamo dapprima verso ovest, poi torniamo verso est, arrivando fino a una vecchia torre di guardia dove una vecchia vende souvenir e bibite. Da qui si è collegati mediante una funivia con il posto dove ci ha lasciato l'autobus.

All'andata ce la siamo fatta a piedi, ma decidiamo di spendere 30 yuan a testa per scendere, pensando di ritrovare il resto del gruppo pronto per il pranzo. Intanto la vecchietta ci borbotta qualcosa, come mai?

Arrivati giù una donna inizia a tampinarci, dice che dobbiamo prendere un taxi, capisce e parla un po' di inglese. Inizialmente la scacciamo in malo modo, poi, guardando sul biglietto una piccola piantina della zona capiamo di aver fatto una minchiata gigantesca: era previsto un itinerario di circa 10 chilometri verso ovest, da lì, fino a Simatai. E noi pensavamo di esserci già a Simatai!

Sono ormai le 15 e abbiamo solo un'ora di tempo per raggiungere il luogo dell'appuntamento, tre ore le abbiamo buttate via girando a caso.

Rifiutiamo comunque il taxi e iniziamo a correre: sudiamo l'anima sotto il sole percorriamo decine di saliscendi ripidissimi, è una lotta contro il tempo!

A metà percorso incontriamo tre donne (scopriremo essere delle mongole), parlano un po' di inglese e ci obbligano praticamente a seguirle per un sentiero, assicurandoci che se avessimo percorso il tratto della Muraglia avremmo perso troppo tempo. Ad ogni modo decidiamo di seguirle, lungo un sentiero piuttosto impervio dove loro tre zampettano con facilità molto meglio di noi nonostante la loro età! Com'era prevedibile, una volta in mezzo al bosco ci propongono di comprare souvenir e cianfrusaglie varie. Noi irremovibili insistiamo perchè ci conducano prima a Simatai. Facciamo ancora un po' di strada, le compriamo qualcosa ad un costo più alto di quanto avremmo pagato il taxi, ma ci siamo divertiti di più! In realtà loro non sono ancora contente, ci gridano dietro mentre ci allontaniamo da loro e riprendiamo la strada principale sulla muraglia. Abbiamo ancora da percorrere due tratti ripidissimi e una specie di ponte tibetano (con tanto di tassa di 5 yuan), ma arriviamo finalmente a destinazione, trionfanti, alle 15.59! La vista è splendida, una piccola spiaggia bagnata da un laghetto artificiale, e tutt'intorno le colline.


Ritroviamo finalmente il gruppo con cui siamo partiti (ci sono ancora una volta i tre inglesei di Manchester) e mangiamo un pranzo più che decente “offerto” da Chung, personaggio un po' enigmatico.


Beijing

Tornati a Beijing, ceniamo in un ristorante scelto a caso non lontano da casa e mangiamo abbastanza bene. Cercando invece un pub descritto nella LP che dovrebbe trovarsi all'interno di un tempio buddista sconsacrato, ci ritroviamo in una via molto animata, piena di localini e bar, con tanto di PR accalappiaclienti. Prezzi dei cocktail europei.



Beijing

Ci svegliamo verso le 9, anche se la sveglia era prevista due ore prima per visitare la Città Proibita.

Rimarrà nella storia la mia frase al momento di alzarsi, quando mi accorgo che non abbiamo sentito la sveglia delle 7: “Beh, a questo punto... continuiamo a dormire!”. Ovviamente sono il pigro del gruppo.


Facciamo colazione e scopriamo che i tre ragazzi inglesi incontrati sul treno a Irkutsk sono nello stesso albergo! Prendiamo un taxi e ci facciamo portare in Piazza Tienanmen. Da qui, riattraversiamo la Porta della Pace Celeste, sotto l'imponente ritratto di Mao e accediamo alla Città Proibità passando per la Porta di Mezzogiorno.

La visita è di una magnificenza unica e solenne, disturbata solo dalla folla di turisti. Da qui per secoli le dinastie imperiali hanno governato il paese più popoloso del mondo. E' facile perdersi, ed è piacevole girare senza meta scoprendo ogni volta nuovi palazzi, porte e cortili. Attraversiamo comunque la Porta dell'Armonia Suprema accedendo alle Sale dell'Armonia Perfetta, Preservata e Suprema. Visitiamo alcune esposizioni museali arrivando fino ai Palazzi della Purezza Celeste e della Tranquillità Terrestre.

Usciti dalla Porta del Genio Militare entriamo poi nell'adiacente Parco Jingshan, costruito su una collina artificiale, dalla quale si gode di una bella vista della Città Proibita e di Beijing.

Ci avventuriamo poi nell'affascinante Parco Beihai, bagnato dal lago omonimo, che attraversiamo romanticamente con una barchetta elettrica!

Verso il tramonto ci dirigiamo verso la zona piena di negozi, bar, e alberghi di lusso.

Cerchiamo un ristorante nella zona affidandoci ancora una volta alla guida. Ci troviamo meglio rispetto a ieri ma ancora una volta non è niente di speciale, inoltre abbiamo qualche difficoltà a scegliere i piatti, e ci basiamo solo sulle fotografie nei menù. E' il secondo giorno a Beijing e non siamo riusciti a mangiare l'anatra alla pechinese!


Cercando un taxi per tornare a casa (non lo troveremo e prenderemo la metro, lenta e affollata) ci imbattiamo in un piccolo gioiello nascosto di Beijing (non segnalato dalla guida): un giardino meraviglioso situato a est della Città Proibità, immerso nel centro cittadino ma isolato acusticamente dal traffico, attraversato da un ruscello artificiale; ponticelli, arbusti, cespugli e un gioco di luci completano un'atmosfera incantata.



Beijing

Arriviamo a Beijing alle otto di mattina, tirando un sospiro di sollievo visto che, contro ogni logica spiegazione, l'orario previsto era alle quattro della notte.

Cercando di chiamare un taxi, salutiamo Michael, che ci offre altri 100 yuan, vedendoci a corto di liquidi. Insistiamo per dargli 10 euro in cambio, ma lui rifiuta fermamente, bofonchiando un proverbio irlandese che invita a donare un giorno per essere ricompensati il giorno dopo. Grazie Michael!


Trovato il taxi, in qualche modo gli facciamo capire l'indirizzo dell'ostello e partiamo per un trafficatissimo vialone a sei corsie.

A un primo colpo d'occhio, sembra di essere in una metropoli occidentale, le strade e le automobili sono moderne. Però le insegne e i cartelli sono in cinese, pensate un po'!

L'aria è sicuramente inquinata ma non la trovo peggiore che nelle città russe o Ulaanbaatar.

Il nostro ostello, situato in uno hutong, una specie di vicolo, si chiama appunto Hutong Inn e assomiglia più a un pensione bed & breakfast. Abbiamo una camera privata da quattro persone a sette euro a testa!

Ritiriamo inoltre i biglietti del treno per Shanghai per il 24 agosto; li avevo prenotati via internet e ce li hanno spediti direttamente in albergo.

Ci facciamo una doccia e cambiamo i vestiti che abbiamo addosso da due giorni, dopodichè ci avventuriamo finalmente per Beijing.


Sfruttiamo il primo pomeriggio a disposizione per vedere il tempio dei Lama e il vicino tempio di Confucio.

Il primo dei due è affollato e più turistico, ma sicuramente notevole: è il tempio buddhista più grande in Cina, eccettuati ovviamente quelli del Tibet.

Il secondo è molto più tranquillo e la visità, più rilassante contempla momenti di relax, seduti su una panchina a mangiare ghiaccioli e a bere bibite... il caldo è insopportabile!


Non siamo vicini al centro, ma facendo una passeggiata raggiungiamo Piazza Tienanmen, accedendovi per la Porta della Pace Celeste. E' emozionante entrare nella Piazza più grande del mondo, un'immensa spianata di cemento, vista tante volte alla televisione in fotografia, per le clamorose vicende legate ad essa. Artisticamente non è paragonabile alla Piazza Rossa, ma riesce comunque a mettermi i brividi!

A nord vi è l'accesso alla Città Proibita, sovrastata dal ritratto di Mao e dalle insegne VIVA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE e VIVA L'UNITA' TRA I POPOLI DEL MONDO; a ovest sorge il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il parlamento cinese; sul lato opposto si trovano il Museo della Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese; al centro domina il Mausoleo di Mao e al fondo il Monumento agli Eroi del Popolo e la Porta Anteriore.

Al tramonto si accendolo le luci, nella semioscurità risplendono gli austeri monumenti e nel cielo volano gli aquiloni, trascinati dai bambini che corrono per la piazza.


Per la cena ci affidiamo alla LP: scegliamo il ristorante più consigliato, ma finiamo in un una specie di fast food. Colossale cantonata della guida o abbiamo sbagliato indirizzo?


Nel complesso il primo giorno a Beijing ci ha dato una splendida impressione della Cina.

Le persone con cui ci siamo relazionate sono state gentili e sempre disposte ad aiutarci, benchè la comunicazione non fosse facile per via della lingua.

I prezzi sono bassissimi anche se ci troviamo nella capitale, girando in taxi in quattro non si spendono cinquanta centesimi di euro.

Interessante poi alloggiare in uno hutong, per poter vedere almeno un pochino di ciò che è rimasto della Cina tradizionale.


Dsamin Uud
Giungiamo a Dsamin Uud alle 7.15, puntuali (in realtà non sapevamo minimamente a che ora saremmo arrivati!).
Timidamente scendiamo giù dal treno, insieme al prode Michael ci avventuriamo nella fervente baraonda di bus e jeep che raccolgono passeggeri per attraversare il confine.
Scegliamo accuratamente quello con l'auto più scassata. Non sa l'inglese ma conosce benissimo i numeri: “eiti yuan or tirtin tausend tugrik”. A testa o in totale? Non si sa...

Saliamo a bordo un po' stretti, ma ci si sta.
Parte, ma inizia a succedere un po' di tutto. Si ferma in una piazzola, recupera dei documenti, riparte, si ferma davanti a una caserma e fa salire due persone, uno dei quali è un militare. Li prendiamo in braccio, ora siamo in otto in macchina!
Ci fermiamo davanti alla coda davanti al confine, fa scendere gli ultimi arrivati, ruba il posto in fila con delle manovre azzardatissime, curandosi poco della carrozzeria della sua auto e di quelle altrui. Ora la porta anteriore non si chiude più.
Il nostro accompagnatore cerca di investire un giovane militare, schiacciandolo tra due vetture. Questo si incazza. Dopo cinque minuti scherzano e ridono.
Davanti e dietro di noi decine di jeep, pochi metri più in là c'è la Cina. Siamo un po' tesi perchè non capiamo niente, non sappiamo fra quanto tempo varcheremo la frontiera, né luogo e orario di partenza del bus per Beijing.
Un giovane ragazzino che mastica un po' di inglese ci intrattiene, sostiene di essere un amante del cinema e soprattutto della musica dance, il suo idolo è Benny Benassi!

Giungiamo al primo ufficio doganale, compiliamo i moduli necessari per l'uscita dalla Mongolia. Risaliamo a bordo, percorrendo la “No Man's Land”; arriviamo infine alla frontiera cinese.
Qui si pagano 5 yuan di tasse e si passano le valigie ai raggi x. Compiliamo la carta d'immigrazione, e siamo finalmente in Cina!

Erlian
Veniamo portati fino alla stazione dei bus di Erlian, qui dovrebbe partire il bus per Beijing. Al momento di pagare, scopriamo che quel prezzo non era complessivo, ma a testa. In tre ore il nostro autista ha guadagnato più di un operaio in due settimane.
Per fortuna Michael ci cambia 100 yuan per 10 euro perchè in stazione nessuno parla inglese e non è possibile cambiare valuta. Facciamo una piccola spesa di biscotti, patatine e noccioline.
Per caso incorriamo nella responsabile della compagnia dei bus, parla un po' di inglese e ci spiega i dettagli del nostro viaggio.

Alle 13.30 ci accomodiamo sullo sleeping bus, particolarissimo veicolo mai visto prima: non sembra troppo malconcio. I viaggiatori sono tutti occidentali, tra di essi la coppia di torinesi incontrata sul treno Irkutsk-Ulaanbaatar.
Il viaggio non è dei migliori, prima si muore di caldo, poi viene sparata a razzo l'aria condizionata e si muore di freddo, diversi viaggiatori si sentono male.
Le cuccette sono accavallate una sopra l'altra e disposte su due piani e tre file. Un'esperienza bizzarra ma che ricorderò!
Sopraggiunto il buio, mi addormento e non dormo neanche troppo male.


Ulaanbaatar

Il check-out è alle 12, ne approfittiamo per dormire a lungo (ci aspettano due giorni di viaggio) e per preparare i bagagli con calma.

Fuori piove parecchio, annullo la mia visita alla Galleria d'Arte Moderna; non mi aspettavo il MOMA, ma magari era interessante!

Scrivo qualche cartolina, invio qualche email e mi diletto nell'arte del contrabbando, ai grandi magazzini una stecca di Marlboro viene 5,60€!

A pranzo andiamo ancora nel bizzarro ristorante di lusso del primo giorno. Gli arredi sono eleganti, i camerieri tantissimi e indaffaratissimi anche se siamo gli unici clienti. In compenso, ci mettono una mezzora buona per servirci.

Con gli ultimi spiccioli in tasca ordiniamo ravioli a volontà e ci saziamo.


Prendiamo un taxi per la stazione perchè la distanza non è breve; il nostro treno, che parte alle 16.30 diretto a Dsamin Uud, non è francamente un granchè, un po' sporco e decadente. Eppure, ogni scompartimento è fornito di un antiquato quanto fastidioso televisorino LCD che trasmette programmi a cura delle Ferrovie...

A bordo sembriamo essere gli unici turisti stranieri insieme a un irlandese di quarant'anni, Michael. Sta facendo il giro del mondo, ed è diretto anche lui a Beijing.


Per cena ci accomodiamo nel vagone ristorante: è pieno zeppo di mongoli, quasi tutti ubriachi. Diventiamo l'attrazione del momento, tutti ci guardano e ci invitano insistentemente a bere con loro. Un rifiuto li fa infuriare. In effetti alcuni di loro sono proprio molesti, ingoiamo in fretta le nostre terribili pietanze e torniamo nel nostro vagone.


Dal finestrino scorrono le affascinanti immagini di steppe, colline, prati e deserto.


Campagna mongola

La nottata è decisamente migliore della precedente. Veniamo svegliati abbastanza presto da Oiko, che ci prepara la colazione. Lasciamo quindi Karakorum, in direzione Ulaanbaatar, durante il viaggio sono previste alcune soste.


Dopo circa ottanta chilometri ci fermiamo nei pressi di un gher; una famiglia di pastori possiede un cavallo, tre cammelli e un sonnolento yak, circondato da mosche e moscerini.

Il pacchetto “tutto compreso” prevede anche una simpatica escursione a bordo di Beppe, Sandro e Tonio, i tre cammelli dall'evidente origine pugliese; o almeno, così ci è parso soprannominandoli.

Finisce che ci annoiamo un po', mi piaceva di più il cavallo.


Risaliti in macchina, ci fermiamo dopo un paio d'ore nei pressi di un fiume per mangiare il pranzo (spaghetti alla peperonata) preparato dal bravo Oiko.

Subito dopo, inizia un tratto di strada davvero impervio, ovviamente sterrato ma pieno di buche.

Stiamo andando dentro un parco naturale della Mongolia. In Italia siamo abituati a vedere questi parchi, contraddistinti da un panorama naturale incontaminato in opposizione al paesaggio antropico. Qui invece, accedendo al parco, ci siamo ritrovati nello stesso identico ambiente che avevamo alle nostre spalle!

La differenza è che all'interno del parco, era possibile avvistare gruppi di cavalli selvaggi; ne scorgiamo alcuni con il binocolo.

Ripartiamo nuovamente, 90 chilometri ci separano da Ulaanbaatar, ma in termini di tempo significano ben tre ore.


Ulaanbaatar

Torniamo in ostello e facciamo finalmente una doccia desiderata a lungo

Tirate le somme, il tour è stato piacevole e appagante. Non troppo avventuroso, ma abbastanza faticoso. Mi chiedo come si faccia a resistere a tour dello stesso tipo della durata di venti giorni.

Bombolo e Oiko si sono rivelati molto in gamba. Quest'ultimo in particolare, ha solo 23 anni, e a settembre si trasferirà a Londra per tre anni, è facile pensare che non avrà problemi a vivere in occidente.

Nana, la ragazza “tirocinante”, ci è sembrata un po' meno acuta, ridacchiava continuamente e ripeteva a pappagallo parole e parolacce che le insegnavamo.

Noi sicuramente eravamo i più scemi del gruppo.


Per cena, ci concediamo ancora una grigliata mongola all'aperto, e andiamo a dormire presto. Ci perdiamo definitivamente la vibrante nightlife di Ulaanbaatar. Peccato, dicono che faccia invidia a Ibiza.


Campagna mongola

Dalle cinque in poi, quando è spuntata la luce all'intero del gher, non ho chiuso occhio, non vedevo l'ora fosse tempo di alzarsi!

Mi sento le ossa rotte, ma mangio volentieri la colazione con uova salsicce pane miele e frutta che i nostri accompagnatori hanno preparato.

Andrea sta di nuovo male, ha vomitato tutta la notte e ha avuto problemi intestinali. L'apice è stato raggiunto quando è riuscito ad andare di corpo e a rimettere contemporaneamente! Il tutto, per fortuna, all'esterno della tenda.


Di mattina è in programma una passeggiata a cavallo. L'idea non mi entusiasmava ma infine mi sono divertito parecchio. Il cavallo era molto “educato”, per farlo marciare dovevo dirgli CHU CHU! ...

Due ragazzini nomadi ci hanno accompagnato durante il percorso, siamo riusciti a scambiare qualche parola di inglese anche con loro! E' difficile immaginare come possano vivere in quelle condizioni che a noi sembrano così primitive. Sicuramente vedono molti turisti stranieri, ma non sono riuscito a capire se vadano a scuola né se sappiano leggere e scrivere.


Dopo pranzo lasciamo il gher, salutati i nostri ospiti ci dirigiamo verso Karakorum, antica capitale dell'impero mongolo.

Ancora non ho capito se la capitale fosse il grande monastero buddista che abbiamo visitato per primo, o la baraccopoli dove siamo andati a dormire.

Non ho mai visto in vita mia un luogo del genere. In realtà gli abitanti non sembrano versare in particolari condizioni di povertà, sembra solo che la tecnologia moderna qui non sia mai arrivata.

Dormiamo in una gher-guesthouse, in pratica un alloggio poco differente da quello della notte precedente, ma almeno ci sono dei letti all'interno! Sorpresona, c'è anche una toilette!


Campagna mongola

Tra le varie escursioni disponibili, ne scegliamo una da tre giorni e due notti, da trascorrere fra steppa e semi-deserto, visitando l'antica capitale Karakorum.


Partiamo alle 8 di mattina, ben svegliati, forniti addirittura di tre guide, su un bel furgoncino Hyunday.

Bombolo (in italiano il nome suona così!) è uno dei responsabili dell'ostello e il più esperto, Oiko è un ragazzo di 23 anni, Nana è più giovane di noi e ci accompagna per imparare a fare la guida.

Appena usciti da Ulaanbaatar, finiscono le strade asfaltate, iniziano gli scossoni.


A pranzo ci fermiamo nei dintorni di un fantasmagorico villaggio, con tanto di shop relativamente fornito e moderno.

Sostiamo in una specie di mensa e abbiamo un assaggio della cucina locale: carne di montone, riso (importato?), patate, carote e... pasta fredda.

Dovendo fare i nostri bisogni, scopriamo nel retro una meravigliosa quanto maleodorante latrina in legno, come quelle che si sentono nei racconti dei nonni che abitavano in campagna!


Nel pomeriggio raggiungiamo il semideserto e veniamo accolti nel gher, l'abitazione nomade che ci ospiterà questa notte. I proprietari sono una coppia di anziani mongoli, gentilissimi e cordiali. Nei dintorni abitano altre persone e pascolano centinaia di vacche, capre, pecore e cavalli.

Il paesaggio arido e brullo è stupendo e inedito, l'orizzonte è lontano.


Salutiamo i nostri accompagnatori e ci avventuriamo per l'arida valle.

Un “gonfiore” intestinale mi fa venire in mente che nel gher non sono presenti i servizi igienici. Dopo attimi di indecisione, lascio andare il mio spirito animalesco e dietro un cespuglio mi libero di un peso troppo a lungo sopportato. L'uomo ritorna alla natura, questa sì che è vita!

Girovaghiamo ancora, ci arrampichiamo sulle rocce come i bambini. Riusciamo a vedere ancora la base, non sembra di essere lontani eppure per tornare indietro impieghiamo cinquanta minuti!


Al nostro ritorno la cena è già pronta, Oiko ha preparato degli ottimi tagliolini con patate, cipolle e carne secca.

La serata la passiamo a giocare a carte con Bombolo, Oiko e Nana: il vecchietto, soprannominato “il guru”, ci offre vodka, tabacco e ginseng (da sniffare!).

Insegniamo ai ragazzi diverse parolacce in italiano e loro ricambiano, non si impara mai abbastanza!

Infine, il guru ci racconta alcuni affascinanti aneddoti sulla sua vita da nomade (semi-nomade per l'esattezza) e sulla sua esperienza durante la guerra.

Finalmente, verso mezzanotte si va a dormire. Meritato riposo? No... Dormiamo praticamente sul pavimento, duro e freddo, i sacchi a pelo sono scomodi, si sentono rumori sinistri (topi!) e le mosche sono odiosissime. Uno strazio!



Ulaanbaatar

La capitale della Mongolia mi ha sempre evocato scenari esotici. Un luogo insolito dove trascorrere il ferragosto! Siamo in un'altra dimensione, anche se il viaggio in treno ha fatto da gradiente.


Scesi dal treno, una folla di gestori di ostelli e guest-house cercano di accaparrarsi clienti. Tra questi, ci sono tre ragazzi del Golden Gobi, l'ostello prenotato su internet. Ci danno un passaggio in auto, ma com'era immaginabile, i mongoli non prendono molto in considerazione le possibili conseguenze della guida spericolata.

Dopo brusche manovre e sorpassi azzardati su strade semiasfaltate arriviamo sani e salvi nella deliziosa guesthouse, situata in zona centrale, lungo l'arteria principale Peace Avenue, a due passi dal Department Store e non lontano da Piazza Sukhbaatar.

La prenotazione su internet in realtà non viene praticamente presa in considerazione, ci viene data una stanza quadrupla senza bagno anziché due doppie con bagno, ma non ci facciamo troppi problemi, vista la pulizia dei locali.

Facendo colazione conosciamo diversi abitanti dell'ostello, anche qui c'è gente proveniente da tutto il mondo: Olanda, Spagna, Israele, Regno Unito, Stati Uniti...


Sistemati i bagagli usciamo in perlustrazione. Ancora una volta il problema principale e trovare il modo per raggiungere la tappa successiva; stavolta cerchiamo un biglietto per il treno per Beijing. Purtroppo i treni diretti sono pochi e d'estate i viaggiatori sono molti. L'alternativa, per la modica cifra di 230 euro, sarebbe prendere ancora una volta l'aereo (ormai tanto il sogno è infranto...) che ci farebbe risparmiare moltissimo tempo,, ma non ci sono posti disponibili fino al 23 agosto.

In ostello ci propongono l'unica soluzione possibile, tra l'altro, di gran lunga più economica: treno fino al confine mongolo-cinese, da attraversare su bus o fuoristrada (le modalità non sono del tutto chiare...) e poi “sleeping bus” fino a Beijing. Proprio così, in Cina esistono i pullman-letto.

Per i biglietti, il pernottamento e una gita di tre giorni organizzata dal Golden Gobi paghiamo in totale 100 euro a testa.


Visitiamo l'austera Piazza Sukhbataar, un enorme spianata di cemento ma, a suo modo, suggestiva. Al fondo è eretto un magnifico monumento dedicato a Gengis Khan, al centro invece la statua dedicata (per l'appunto) a Sukhbataar, eroe nazionale della rivoluzione.


Al Department Store si trovano ottimi affari sui vestiti, l'elettronica e sigarette.

All'ultimo piano troviamo un ristorante di lusso, forse tra i più costosi della città, decidiamo di fare gli splendidi e ci fermiamo a pranzo.

I menu più completi arrivano a 25 euro, ma spendendo 90 centesimi si può ordinare una porzione di Dim Sum. Ne ordiniamo cinque pensando di ricevere cinque ravioli, invece sono cinque portate enormi, che non riusciamo a finire.


Nel pomeriggio, proseguiamo la visita al Museo Nazionale di Storia Naturale: trattasi di una fornita collezione di animali impagliati (è impagliato anche ... l'inimpagliabile!).

Ci dirigiamo poi verso il Gandantegchinlen Khiid, il monastero buddista più grande della Mongolia.

E' un complesso di giardini, edifici residenziali per i monaci, statue, piccoli templi che ne circondano uno maggiore; quest'ultimo ospita un enorme Buddha d'oro. In verità è una ricostruzione dell'originale, peccato.

In Piazza Sukhbataar hanno tentato di scipparmi il portafoglio. In effetti, avevo letto che a Ulaanbaatar bisogna fare molta attenzione ai borseggiatori.



Confine Russia-Mongolia

Il treno 362 (Irkutsk-Ulaanbaatar) passa più tempo fermo che in marcia. Infatti il tempo di percorrenza (33 ore) è davvero esagerato in proporzione alla distanza di circa 800 chilometri (500 in linea d'aria).

Ma noi siamo qui per questo, il viaggio è piacevole, anche la provodnitsa è simpatica, vende tè, snack e cibo liofililizzato (anche in questo treno al fondo di ogni vagone c'è il samovar da cui attingere acqua calda).


Le formalità doganali sono lunghissime: rimaniamo fermi cinque ore a Naushki, dopodichè attraversiamo il confine e sostiamo altre due ore a Suchebataar.

Finalmente scendiamo dal treno e ci sentiamo in Asia, si notano i tratti del viso degli uomini, delle donne e dei bambini, che ci guardano come fossimo marziani.

Irkutsk, geograficamente poco più a occidente, è ancora Europa.

Respiriamo un po' d'aria mongola... ma è inquinata terribilmente dai locomotori diesel!

Approfittiamo per fare la spesa in una bottega poco fuori la stazione, accettano ancora i rubli, e con pochi spiccioli ci riforniamo abbondantemente di dolci, patatine e un paio di birre. I tre inglesi di Manchester ci seguono a ruota: per loro solo birra.


Al tramonto il cielo si incendia improvvisamente di rosa, le nuvole sono sul lontano orizzonte, privo di alture.

E' quasi sera, si riparte. Si socializza ancora con i compagni di viaggio, nonostante qualche limite con la lingua (mi riprometto di imparare finalmente bene l'inglese).

Domani mattina, Ulaanbaatar!



Irkutsk

Andrea sta un po' meglio, ma non si sente ancora di uscire. Occuperà la sua camera per tutta la giornata, ma si sente di stare solo. Svegliati a un'ora decente, agli altri tre balena in testa l'idea di provare a fare una veloce gita al lago, tornando nel tardo pomeriggio (il treno partirà stasera prima delle 21).

Arrivati alla stazione dei bus, ci scoraggiamo un po'. Non riusciamo a capire quanto costi il biglietto e quanto tempo impieghi il bus per arrivare a destinazione; inoltre la giornata è uggiosa, fa piuttosto freddo.

Desistiamo definitivamente: sarà una scusa per tornare in futuro.

Nel pomeriggio ci rechiamo in un internet point (dopo una non facile ricerca) per confermare la prenotazione dell'ostello a Ulaanbaatar, segnalando che arriveremo un giorno prima del previsto. Scrivo qualche cartolina, sperando che arrivi a destinazione. Siamo così lontani...


Dopo un'ultima cena veloce in albergo, salutiamo la cameriera che ormai si è affezionata a noi (perlomeno questa è la nostra illusione) e ci facciamo chiamare un taxi.

Il tassista è il classico brutto ceffo taciturno, non capisce una parola d'inglese, ma sembrerebbe avere qualche difficoltà anche con il russo... Allunga all'inverosimile la strada per la stazione, passa dal ponte più lontano, sale su per la collina... ma infine ci chiede solo 120 rubli (3,50 euro). Il primo che non ci ha fregato da quando abbiamo preso taxi in Russia!


Treno 362

Dal treno 362, in servizio quotidiano fra Irkutsk e Ulaanbaatar (tempo di percorrenza circa 33 ore), ci aspettavamo il peggio. Invece è un convoglio abbastanza nuovo, ben tenuto e pulito. Sicuramente più accogliente del Mosca - Ekaterinburg di qualche giorno fa.

Inoltre, siamo in un vagone di soli turisti, quasi tutti occidentali; l'atmosfera è allegra, quasi festaiola.

Conosciamo viaggiatori e viaggiatrici dall'Irlanda, Inghilterra, Spagna, Francia, Corea del Sud; e una coppia italiana, di Torino! Alcuni viaggiano soli, altri in due o tre, noi siamo i più numerosi.


Costeggiamo il Lago Bajkal che ormai è calata l'oscurità, non riusciamo a vederlo neanche dal treno!

Nel mio scompartimento dormono due ragazze irlandesi e una donna francese che vive in Marocco.



Irkutsk

Purtroppo al risveglio Andrea non si sente bene, ha i sintomi di un'influenza intestinale. Non lo lasciamo solo e rinunciamo all'escursione al lago Bajkal. Un peccato, ma avremmo dovuto organizzarci meglio; a posteriori, probabilmente valeva la pena di pernottare direttamente in una località sulle rive del lago.

Nel pomeriggio mi avventuro nuovamente in solitaria per Irkutsk (gli altri, con la scusa di assistere il malato, preferiscono rimanere in albergo), raggiungo il fatiscente stadio, i terrificanti grandi magazzini in stile sovietico e la piacevole ulitsa Karla Marxa, dove si concentrano i pochi ristoranti e locali della città.


Il ristorante dell'Hotel Rus è probabilmente uno dei migliori della città, ma non che ci siano molte alternative!

Irkutsk

Il fuso orario colpisce ancora: mi sveglio alle sei di mattina, cosa assolutamente inusuale per il mio stile di vita. Alberto ed io siamo tra i primi di tutto l'albergo a fare colazione.


Non sono ancora le otto che me ne esco da solo con LP e macchina fotografica a scoprire un po' questa cittadina, conosciuta come la Parigi della Siberia. Be', mi basta poco per capire che il paragone è davvero azzardato. Seguo a menadito la mappa sulla guida, mi avventuro verso la Chiesa del Salvatore e la Chiesa Cattolica Polacca, cerco invano gli esempi di architettura decabrista e infine percorro curiosamente Ulitsa Lenina, la via principale della città.

Mi dirigo poi verso il ponte sull'Angara (dal quale, a mio parere, si ha il migliore scorcio della città), lo attraverso e raggiungo l'altra sponda del fiume, dove è situata la stazione ferroviaria. Glossario alla mano, mi tolgo un cruccio: sarà proprio vero che i biglietti per Ulaanbaatar sono esauriti?

Con una certa fatica riesco prima a trovare la biglietteria internazionale, poi con molta più difficoltà riesco a farmi capire dall'addetta e... sorpresa! Sul treno 362 del 13 agosto ci sono ancora diversi posti liberi e il costo del biglietto, 70 euro, è poco più della metà di quanto mi aveva indicato Tatiana!


Torno di fretta in albergo per comunicare la novità ai compagni di viaggio, inoltre entro le 12 dobbiamo fare il check-out e trasferirci al più economico hotel Rus, dove abbiamo trovato posto per altre due notti.

Data la mia abitudine di svuotare interamente la valigia anche per soggiorni di poche ore, la fase di rifacimento del bagaglio è un po' più lunga del previsto, sgarriamo di cinque minuti e la receptionist ci fa pagare tre rubli di penale!

L'hotel Rus è un po' più spartano (non che l'Angara fosse di lusso) ma assolutamente dignitoso, ha pure un ristorante.


Lasciati i bagagli usciamo nuovamente, andiamo all'agenzia Intourist a comprare i biglietti (troviamo in realtà gli ultimi quattro posti rimasti!) del treno: partiremo il 13 agosto alle ore 20 ora locale (sul biglietto e sugli orari ferroviari è indicata come ora di partenza le 15, l'ora di Mosca) e arriveremo il 15 agosto alle 7 di mattina.


Girando per Irkutsk non è facile trovare un posto decente per mangiare, per uno spuntino pomeridiano anche un McDonald's sarebbe ben accetto! Decidiamo invece di avvelenarci prendendo hamburger e patatine in un fast food locale, le patatine sanno di cartoncino!


Prima di cena torniamo in albergo a fare un riposino (il fuso orario colpisce ancora), dopodichè ceniamo a ristorante, mangiando finalmente qualcosa di tipico e di qualità discreta (omul secco, raviolini...).

Passo la sera guardando un film, domani, finalmente, è in programma una gita al lago Bajkal.


Irkutsk

Atterriamo intorno alle sette del mattino, il cielo è limpido.

L'aeroporto di Irkutsk si può descrivere come qualcosa a metà fra il ridente e il... ridicolo. Il terminal degli arrivi non esiste, la consegna dei bagagli è affidata a un nastro trasportatore scassato all'interno di un piccolo capannone. Ma il bello è questo!

Un furbo tassista ci riconosce facilmente dalla folla, tenta di abbindolarci, e ci riesce.


Ci facciamo portare all'Irkutsk Downtown Hostel, dove abbiamo prenotato una camera quadrupla.

Forse ci siamo abituati troppo bene (finora alberghi da quattro e cinque stelle!), ma l'ostello non ci convince, è davvero troppo spartano; la camera, che è in realtà un dormitorio da sei senza bagno, è sporca e disordinata.

Un po' imbarazzati, cerchiamo una scusa per defilarci. In effetti noi avevamo prenotato una camera privata, qui c'è solo un dormitorio.


LP alla mano, essendo ancora mattina presto, siamo fiduciosi sul fatto di trovare una sistemazione alternativa a buon prezzo. Le nostre speranze si frantumano a poco a poco. Giriamo mezza città, ma le due uniche camere doppie libere sono all'hotel Angara (come il fiume che bagna la città), non esattamente a un prezzo stracciato. Anche se abbiamo intenzione di fermarci tre notti nella Parigi della Siberia, paghiamo solo una notte. Domani si vedrà.

Nel frattempo arriva un'altra doccia fredda: Tatiana, di un'agenzia russa online, ci scrive che non ci sono più biglietti per Irkutsk – Ulaanbaatar e Ulaanbaatar – Beijing.

Iniziamo a pensare alle cose più strane, deviamo il percorso verso Vladivostok, salpiamo verso il Giappone, e poi prendiamo un aereo da Tokio a Beijing, evitando la Mongolia? Lo scenario è fantasioso e affascinante.

Tra viaggi mentali e idee balzane il fuso orario (+7 ore) ci stronca e cadiamo in un sonno profondo per tutto il pomeriggio.


Ci svegliamo verso le otto e ceniamo al London Pub. Divoro un gigantesco calzone con maionese, ketchup e schifezze varie, lo innaffio con una buona birra Baltika.