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Dubai e Abu Dhabi








Ko Phi Phi




Penang







Melaka è meravigliosa! Finora la città più bella che ho visto in Malesia.
Ne lessi la prima volta in Un Indovino Mi Disse di Terzani, e decisi che ci sarei andato. E' comunque una meta classica di un itinerario in questo splendido paese che è la Malesia

La città ha una storia davvero unica. Capitale dell'omonimo sultanato, è stata occupata prima dai portoghesi nel 1500, a cui venne strappata nel secolo successivo dagli olandesi, infine finì sotto il controllo britannico e un ruolo importante nella sua storia lo ebbe anche Sir Stamford Raffles, il fondatore di Singapore.
Sembra infatti di trovarsi in Olanda, passeggiando per il piccolo centro storico, caratterizzato da edifici rossi. Del resto basta girare l'angolo per ritrovarsi nel cuore della Chinatown, addobbata di lanterne rosse per festeggiare il Capodanno Cinese che arriverà a giorni. Non manca, ovviamente, anche un piccolo quartiere indiano.
A Melaka a distanza di poche centinaia di metri puoi trovare una moschea, un tempio buddista, una chiese cristiana anglicana, un tempio indù e una chiesa cattolica.
Allo stesso modo questo si riflette nella grande varietà di cucine locali che è possibile assaggiare a Melaka: la cucina malese e cinese onnipresente danno vita alla fusion Nyonya, completano il quadro i sapori dei curry indiani, da me tanto amati, e i piatti portoghesi-europei, con diverse influenze.

Come accade in tutta l'Indocina e nel mondo, i cinesi immigrati sono implicati in attività di commercio e business. In generale sono più benestanti e a discapito del loro potere economico hanno meno voce in capitolo sul versante politico. Ma secondo me a loro va benissimo così.
Una sera mi ero perso in un bel quartiere residenziale non lontano dal centro, un distinto signore cinese che parlava un perfetto inglese si è offerto di darmi un passaggio con la sua auto.

Ah, la cosa più fastidiosa di Melaka è la musica techno a tutto volume che emettono i risciò che scarrozzano in giro i turisti.
L'ho fatto notare a un indiano cristiano all'ingresso della Church of Christ, mi ha risposto "Che ci vuoi fare? Sono musulmani...".


Se volevo star fuori dai circuiti turistici ci sono riuscito. Del resto se Rantau Panjang, Wakaf Baharu e Gemas non sono invase dai turisti ci sarà un motivo...
A parte questo conserverò un buon ricordo di Wakaf Baharu, ho dormito in una buona guesthouse e ho cenato con ottimi spiedini di pollo accompagnati da salsa di arachidi e cubetti di riso.


Il viaggio in treno è andato benissimo, me lo sono goduto dall'inizio alla fine, 520 chilometri in più di 10 ore, attraversando due terzi di penisola.
Il panorama non è proprio eccezionale, ma un po' di giungla si vede.
C'erano in tutto quattro carrozze. Una per le merci, due per i passeggeri e una per il ristorante!
Per essere di una vettura di ultimissima classe era piuttosto comoda, i sedili sono reclinabili e morbidi. In compenso il resto degli interni è abbastanza sgangherato e sporco, nonostante gli inservienti si impegnino a spazzare ogni mezzora. Senza contare i numerosi scarafaggetti che fanno il bello e il cattivo tempo scorrazzando da un sedile e l'altro. Certo, nulla a che vedere con i giganti con cui ho 'condiviso' la stanza a Rantau Panjang (avrei dovuto reclamare, io avevo chiesto una singola, non un dormitorio).

A Wakaf Baharu mi avevano fatto il biglietto solo fino a Kuala Lipis, dove il treno avrebbe sostato per un'ora e mezza. Mi era passata per la testa l'idea di visitare questa piccola cittadina che la Lonely Planet indica come incantevole e dal glorioso passato coloniale.
Dopo un breve giro capito alla Appu's Guesthouse, ma pare troppo squallida anche per i miei standard. Certo, potevo tranquillamente adattarmi per una sola notte, ma chi me lo faceva fare? Ho fatto retrofront e son risalito sul treno per Gemas.

Sono arrivato infine in quest'altra cittadina, Gemas, che erano ormai le sette di sera e non c'era modo di proseguire per Melaka.
Ottengo una camera a 20 RM (contrattando), non troppo sporca, bagno in comune (alla turca).
A cena faccio mangio un'orrenda zuppa cinese con dentro ogni animale con minimo due e massimo otto zampe, il tutto con brodino piccante e peperoncini verdi. Avevo chiesto solo dei ca**o di noodles fritti!!!

Tra pochi minuti parto per Melaka, è distante solo 90 chilometri ma devo prendere due bus, cambiando a Tampin.
Anche a causa di un visto che dura solo quindici giorni non posso restare ancora a lungo in Thailandia. Poco male, torno in Malesia, e ci torno volentieri.

La Thailandia non mi ha deluso, o meglio, non mi ha fatto schifo come ho temuto a un certo punto a Kuta (Bali) riflettendo su quanta poca autenticità sopravvive nelle zone più turistiche del Sud Est Asiatico.
Mi sembrava che tutto fosse di plastica e preconfezionato, che l'unico dialogo con gli indigeni si riducesse al rifiutare le insistenti offerte di tassisti, spacciatori e papponi, (e c'è chi fa tutti e tre i lavori).

Bangkok è sì un ghetto per backpacker, è sì piena di turisti ma rimane una metropoli gigante da esplorare, piena di umanità, odori e rumori. E smog.
E al tramonto può capitare di rimanere intrappolati in un ingorgo umano tra gli strettissimi banchi del mercato vicino a Chinatown.
Alla fine quello che rende Bangkok insopportabile è la sua scarsa vivibilità, la sua confusione e il suo inquinamento. E questo mi sta bene!

A Chiang Mai alla fine sono rimasto quasi cinque giorni, ho esplorato discretamente la città ma son stato costretto anche a passare un bel po' di tempo in guesthouse a causa della salute non ottimale.
Chiang Mai è in qualche modo la capitale culturale della Thailandia, molti stranieri ci si fermano per diversi mesi per seguire corsi di massaggi, di cucina, di lingua thailandese e altro.
Rimane una meta classica del circuito turistico, ma camminare non è stressante come a Bangkok e la qualità delle guesthouse è migliore.

Ora sto meglio e in Malesia voglio farmi una camminata nella giungla. Tra poche ore parto per il sud della Thailandia, con destinazione Hat Yai (città famosa per i recenti contrasti tra le minoranze islamiche e le autorità), dopodichè il prima possibile attraverso il confine malese, con destinazione Kota Bahru, punto di partenza dello Jungle Train...
Sono passati tanti giorni e tanti chilometri dall'ultima volta che ho scritt sul blog.

Comunque sono a Bangkok, in Thailandia. Una metropoli caotica ma affascinante, piena di backpacker, puttane, venditori ambulanti, turisti italiani diretti nelle isole a sud, spacciatori, cinesi, taxi, tuk tuk e templi buddisti.

Come ci sono arrivato? Leggendo qualche post addietro si dovrebbe trovare la risposta, son passato da Bali e dalla Malesia, non prima di aver viaggiato sulla costa orientale australiana, il tutto insieme alla mia ragazza.

Starò in queste zone ancora circa tre settimane, pensavo prima di dirigermi verso il nord della Thailandia, dopodichè tornare direttamente in malesia e percorrerla da nord a sud arrivando a Singapore.