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Kota Bahru è la capitale del Kelantan, uno stato della Malesia peninsulare, situato a nord della costa orientale. E' una zona a maggioranza musulmana, cioè malese (in malesia la cosa non è così scontata) e dai costumi più conservativi, ma non bisogna certo immaginarsi integralismi.
Alla fine son rimasto per ben due notti, decisamente troppi per una città che non offre molte attrattive, ma mi ci sono voluti per aspettare indietro il sacco della lavanderia e per organizzarmi un po' pigramente per prendere il cosiddetto Jungle Train.
Ho avuto però modo di girare qualche ristorantino mangiando benissimo, viva la cucina malese!
La piccola difficoltà sta nel fatto che a Kota Bahru non c'è la stazione ferroviaria e bisogna andare a prendere il treno nella vicina Wakaf Baharu. Del resto, per apprezzare il viaggio nella giungla vale la pena di viaggiare di giorno, altrimenti non si vede un tubo, ma il treno locale passa da Wakaf Baharu alle 6.30 del mattino e per quell'ora non ci sono pullman che collegano le due città.

Oggi in tarda mattinata ho preso finalmente il bus e sono arrivato a Wakaf Baharu. Arrivato in stazione alle 14, ho preso senza pensarci troppo il biglietto per il primo treno disponibile, alle 18.45, pagando il prezzo della cuccetta.
Per far passare il tempo inizio a girare per questo paesino insignificante ma anche simpatico e inizio a pentirmi dell'acquisto, infatti non avrei visto niente dal finestrino partendo a quell'ora!
Dopo aver visitato il mercato torno in stazione e scopro che proprio davanti c'è una guesthouse molto carina.
Decido di tornare in biglietteria e di cambiare il biglietto, perdò metà della tariffa pagata ma partirò domani mattina alle 6.30 con il treno locale (di ultimissima classe). La destinazione è Gemas e l'arrivo previsto è alle 19.50!

La guesthouse è davvero gradevole, in una casa che ha un che di coloniale, appartiene a un gentile cinese che sembra sapere il fatto suo, la camera è semplice e pulitissima.
Domani sveglia presto, e si parte per la giungla.
Anche a causa di un visto che dura solo quindici giorni non posso restare ancora a lungo in Thailandia. Poco male, torno in Malesia, e ci torno volentieri.

La Thailandia non mi ha deluso, o meglio, non mi ha fatto schifo come ho temuto a un certo punto a Kuta (Bali) riflettendo su quanta poca autenticità sopravvive nelle zone più turistiche del Sud Est Asiatico.
Mi sembrava che tutto fosse di plastica e preconfezionato, che l'unico dialogo con gli indigeni si riducesse al rifiutare le insistenti offerte di tassisti, spacciatori e papponi, (e c'è chi fa tutti e tre i lavori).

Bangkok è sì un ghetto per backpacker, è sì piena di turisti ma rimane una metropoli gigante da esplorare, piena di umanità, odori e rumori. E smog.
E al tramonto può capitare di rimanere intrappolati in un ingorgo umano tra gli strettissimi banchi del mercato vicino a Chinatown.
Alla fine quello che rende Bangkok insopportabile è la sua scarsa vivibilità, la sua confusione e il suo inquinamento. E questo mi sta bene!

A Chiang Mai alla fine sono rimasto quasi cinque giorni, ho esplorato discretamente la città ma son stato costretto anche a passare un bel po' di tempo in guesthouse a causa della salute non ottimale.
Chiang Mai è in qualche modo la capitale culturale della Thailandia, molti stranieri ci si fermano per diversi mesi per seguire corsi di massaggi, di cucina, di lingua thailandese e altro.
Rimane una meta classica del circuito turistico, ma camminare non è stressante come a Bangkok e la qualità delle guesthouse è migliore.

Ora sto meglio e in Malesia voglio farmi una camminata nella giungla. Tra poche ore parto per il sud della Thailandia, con destinazione Hat Yai (città famosa per i recenti contrasti tra le minoranze islamiche e le autorità), dopodichè il prima possibile attraverso il confine malese, con destinazione Kota Bahru, punto di partenza dello Jungle Train...