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Beijing

Oggi è il nostro ultimo giorno a Beijing, inevitabilmente è meno intenso dei primi tre.

Stanchi per l'escursione alla muraglia, dormiamo fino alle 10, facciamo il check-out e lasciamo i bagagli all'Hutong Inn.

Decidiamo a malincuore di rinunciare alla visita del Palazzo D'Estate e ci dirigiamo verso il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il Parlamento Cinese; la visita si rivela un po' deludente.

Dopo il pranzo all'Hard Rock Cafe, un po' distante dal centro, torniamo in albergo, alle 17.30 abbiamo prenotato un'automobile che ci porterà in stazione, e a quell'ora ci hanno assicurato che c'è moltissimo traffico.

Trascorriamo le ultime ore rilassandoci nel cortile dello Hutong Inn. In conclusione, quattro giorni (di cui solo due pieni) a Beijing sono assolutamente insufficienti. Oltre al Palazzo D'Estate, avrei visto volentieri il Complesso Olimpico e qualche museo. Comunque, tornerò sicuramente a Beijing.


Arrivati in stazione, veniamo avvolti da una folla pazzesca. Dalle 19 in poi partono numerosi treni per Shanghai, quelli della categoria Z sono i più confortevoli, il nostro è lo Z13 e parte alle 19.38.


Treno Z13

Abbiamo uno scompartimento da quattro letti tutto per noi: è modernissimo e gli interni sono molto curati. Nulla a che vedere con le cuccette più spartane che ci hanno trasportato per la Russia e la Mongolia. E pensare che i prezzi sono decisamente più bassi!

A bordo c'è anche una bella carrozza ristorante, dove ceniamo con discreta soddisfazione.


Beijing

Oggi è il giorno della Grande Muraglia. Con qualche titubanza ci siamo arresi all'idea di partecipare a un viaggio organizzato anziché noleggiare un taxi: il prezzo (260 yuan) sembra vantaggioso e comprende il trasporto, l'accesso e un pasto. Inoltre la destinazione è quella che vogliamo noi, Simatai; la LP dice essere meno turistica di Badaling, che abbiamo accuratamente evitato.

Ovviamente nutriamo qualche dubbio sul fatto che una località definita non turistica sia meta di un tour organizzato, ma arrivati sul posto, intorno alle 11, constatiamo che non è troppo affollato e si scorgono alcuni tratti della muraglia con pendenza di 70° assolutamente stupefacenti.


Simatai

Ricevuti i biglietti per l'ingresso, la nostra guida Chung ci detta alcune indicazioni sulla visita, che ignoriamo totalmente. Capiamo vagamente che verso le 16 ci sarebbe stato un ritrovo per il pranzo.

Spensierati, partiamo per una passeggiata sotto il caldo sole di mezzogiorno tra i ripidi sentieri e scalette della mitica muraglia.

Ci muoviamo dapprima verso ovest, poi torniamo verso est, arrivando fino a una vecchia torre di guardia dove una vecchia vende souvenir e bibite. Da qui si è collegati mediante una funivia con il posto dove ci ha lasciato l'autobus.

All'andata ce la siamo fatta a piedi, ma decidiamo di spendere 30 yuan a testa per scendere, pensando di ritrovare il resto del gruppo pronto per il pranzo. Intanto la vecchietta ci borbotta qualcosa, come mai?

Arrivati giù una donna inizia a tampinarci, dice che dobbiamo prendere un taxi, capisce e parla un po' di inglese. Inizialmente la scacciamo in malo modo, poi, guardando sul biglietto una piccola piantina della zona capiamo di aver fatto una minchiata gigantesca: era previsto un itinerario di circa 10 chilometri verso ovest, da lì, fino a Simatai. E noi pensavamo di esserci già a Simatai!

Sono ormai le 15 e abbiamo solo un'ora di tempo per raggiungere il luogo dell'appuntamento, tre ore le abbiamo buttate via girando a caso.

Rifiutiamo comunque il taxi e iniziamo a correre: sudiamo l'anima sotto il sole percorriamo decine di saliscendi ripidissimi, è una lotta contro il tempo!

A metà percorso incontriamo tre donne (scopriremo essere delle mongole), parlano un po' di inglese e ci obbligano praticamente a seguirle per un sentiero, assicurandoci che se avessimo percorso il tratto della Muraglia avremmo perso troppo tempo. Ad ogni modo decidiamo di seguirle, lungo un sentiero piuttosto impervio dove loro tre zampettano con facilità molto meglio di noi nonostante la loro età! Com'era prevedibile, una volta in mezzo al bosco ci propongono di comprare souvenir e cianfrusaglie varie. Noi irremovibili insistiamo perchè ci conducano prima a Simatai. Facciamo ancora un po' di strada, le compriamo qualcosa ad un costo più alto di quanto avremmo pagato il taxi, ma ci siamo divertiti di più! In realtà loro non sono ancora contente, ci gridano dietro mentre ci allontaniamo da loro e riprendiamo la strada principale sulla muraglia. Abbiamo ancora da percorrere due tratti ripidissimi e una specie di ponte tibetano (con tanto di tassa di 5 yuan), ma arriviamo finalmente a destinazione, trionfanti, alle 15.59! La vista è splendida, una piccola spiaggia bagnata da un laghetto artificiale, e tutt'intorno le colline.


Ritroviamo finalmente il gruppo con cui siamo partiti (ci sono ancora una volta i tre inglesei di Manchester) e mangiamo un pranzo più che decente “offerto” da Chung, personaggio un po' enigmatico.


Beijing

Tornati a Beijing, ceniamo in un ristorante scelto a caso non lontano da casa e mangiamo abbastanza bene. Cercando invece un pub descritto nella LP che dovrebbe trovarsi all'interno di un tempio buddista sconsacrato, ci ritroviamo in una via molto animata, piena di localini e bar, con tanto di PR accalappiaclienti. Prezzi dei cocktail europei.



Beijing

Ci svegliamo verso le 9, anche se la sveglia era prevista due ore prima per visitare la Città Proibita.

Rimarrà nella storia la mia frase al momento di alzarsi, quando mi accorgo che non abbiamo sentito la sveglia delle 7: “Beh, a questo punto... continuiamo a dormire!”. Ovviamente sono il pigro del gruppo.


Facciamo colazione e scopriamo che i tre ragazzi inglesi incontrati sul treno a Irkutsk sono nello stesso albergo! Prendiamo un taxi e ci facciamo portare in Piazza Tienanmen. Da qui, riattraversiamo la Porta della Pace Celeste, sotto l'imponente ritratto di Mao e accediamo alla Città Proibità passando per la Porta di Mezzogiorno.

La visita è di una magnificenza unica e solenne, disturbata solo dalla folla di turisti. Da qui per secoli le dinastie imperiali hanno governato il paese più popoloso del mondo. E' facile perdersi, ed è piacevole girare senza meta scoprendo ogni volta nuovi palazzi, porte e cortili. Attraversiamo comunque la Porta dell'Armonia Suprema accedendo alle Sale dell'Armonia Perfetta, Preservata e Suprema. Visitiamo alcune esposizioni museali arrivando fino ai Palazzi della Purezza Celeste e della Tranquillità Terrestre.

Usciti dalla Porta del Genio Militare entriamo poi nell'adiacente Parco Jingshan, costruito su una collina artificiale, dalla quale si gode di una bella vista della Città Proibita e di Beijing.

Ci avventuriamo poi nell'affascinante Parco Beihai, bagnato dal lago omonimo, che attraversiamo romanticamente con una barchetta elettrica!

Verso il tramonto ci dirigiamo verso la zona piena di negozi, bar, e alberghi di lusso.

Cerchiamo un ristorante nella zona affidandoci ancora una volta alla guida. Ci troviamo meglio rispetto a ieri ma ancora una volta non è niente di speciale, inoltre abbiamo qualche difficoltà a scegliere i piatti, e ci basiamo solo sulle fotografie nei menù. E' il secondo giorno a Beijing e non siamo riusciti a mangiare l'anatra alla pechinese!


Cercando un taxi per tornare a casa (non lo troveremo e prenderemo la metro, lenta e affollata) ci imbattiamo in un piccolo gioiello nascosto di Beijing (non segnalato dalla guida): un giardino meraviglioso situato a est della Città Proibità, immerso nel centro cittadino ma isolato acusticamente dal traffico, attraversato da un ruscello artificiale; ponticelli, arbusti, cespugli e un gioco di luci completano un'atmosfera incantata.



Beijing

Arriviamo a Beijing alle otto di mattina, tirando un sospiro di sollievo visto che, contro ogni logica spiegazione, l'orario previsto era alle quattro della notte.

Cercando di chiamare un taxi, salutiamo Michael, che ci offre altri 100 yuan, vedendoci a corto di liquidi. Insistiamo per dargli 10 euro in cambio, ma lui rifiuta fermamente, bofonchiando un proverbio irlandese che invita a donare un giorno per essere ricompensati il giorno dopo. Grazie Michael!


Trovato il taxi, in qualche modo gli facciamo capire l'indirizzo dell'ostello e partiamo per un trafficatissimo vialone a sei corsie.

A un primo colpo d'occhio, sembra di essere in una metropoli occidentale, le strade e le automobili sono moderne. Però le insegne e i cartelli sono in cinese, pensate un po'!

L'aria è sicuramente inquinata ma non la trovo peggiore che nelle città russe o Ulaanbaatar.

Il nostro ostello, situato in uno hutong, una specie di vicolo, si chiama appunto Hutong Inn e assomiglia più a un pensione bed & breakfast. Abbiamo una camera privata da quattro persone a sette euro a testa!

Ritiriamo inoltre i biglietti del treno per Shanghai per il 24 agosto; li avevo prenotati via internet e ce li hanno spediti direttamente in albergo.

Ci facciamo una doccia e cambiamo i vestiti che abbiamo addosso da due giorni, dopodichè ci avventuriamo finalmente per Beijing.


Sfruttiamo il primo pomeriggio a disposizione per vedere il tempio dei Lama e il vicino tempio di Confucio.

Il primo dei due è affollato e più turistico, ma sicuramente notevole: è il tempio buddhista più grande in Cina, eccettuati ovviamente quelli del Tibet.

Il secondo è molto più tranquillo e la visità, più rilassante contempla momenti di relax, seduti su una panchina a mangiare ghiaccioli e a bere bibite... il caldo è insopportabile!


Non siamo vicini al centro, ma facendo una passeggiata raggiungiamo Piazza Tienanmen, accedendovi per la Porta della Pace Celeste. E' emozionante entrare nella Piazza più grande del mondo, un'immensa spianata di cemento, vista tante volte alla televisione in fotografia, per le clamorose vicende legate ad essa. Artisticamente non è paragonabile alla Piazza Rossa, ma riesce comunque a mettermi i brividi!

A nord vi è l'accesso alla Città Proibita, sovrastata dal ritratto di Mao e dalle insegne VIVA LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE e VIVA L'UNITA' TRA I POPOLI DEL MONDO; a ovest sorge il Palazzo dell'Assemblea del Popolo, il parlamento cinese; sul lato opposto si trovano il Museo della Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese; al centro domina il Mausoleo di Mao e al fondo il Monumento agli Eroi del Popolo e la Porta Anteriore.

Al tramonto si accendolo le luci, nella semioscurità risplendono gli austeri monumenti e nel cielo volano gli aquiloni, trascinati dai bambini che corrono per la piazza.


Per la cena ci affidiamo alla LP: scegliamo il ristorante più consigliato, ma finiamo in un una specie di fast food. Colossale cantonata della guida o abbiamo sbagliato indirizzo?


Nel complesso il primo giorno a Beijing ci ha dato una splendida impressione della Cina.

Le persone con cui ci siamo relazionate sono state gentili e sempre disposte ad aiutarci, benchè la comunicazione non fosse facile per via della lingua.

I prezzi sono bassissimi anche se ci troviamo nella capitale, girando in taxi in quattro non si spendono cinquanta centesimi di euro.

Interessante poi alloggiare in uno hutong, per poter vedere almeno un pochino di ciò che è rimasto della Cina tradizionale.