Atterriamo intorno alle sette del mattino, il cielo è limpido.
L'aeroporto di Irkutsk si può descrivere come qualcosa a metà fra il ridente e il... ridicolo. Il terminal degli arrivi non esiste, la consegna dei bagagli è affidata a un nastro trasportatore scassato all'interno di un piccolo capannone. Ma il bello è questo!
Un furbo tassista ci riconosce facilmente dalla folla, tenta di abbindolarci, e ci riesce.
Ci facciamo portare all'Irkutsk Downtown Hostel, dove abbiamo prenotato una camera quadrupla.
Forse ci siamo abituati troppo bene (finora alberghi da quattro e cinque stelle!), ma l'ostello non ci convince, è davvero troppo spartano; la camera, che è in realtà un dormitorio da sei senza bagno, è sporca e disordinata.
Un po' imbarazzati, cerchiamo una scusa per defilarci. In effetti noi avevamo prenotato una camera privata, qui c'è solo un dormitorio.
LP alla mano, essendo ancora mattina presto, siamo fiduciosi sul fatto di trovare una sistemazione alternativa a buon prezzo. Le nostre speranze si frantumano a poco a poco. Giriamo mezza città, ma le due uniche camere doppie libere sono all'hotel Angara (come il fiume che bagna la città), non esattamente a un prezzo stracciato. Anche se abbiamo intenzione di fermarci tre notti nella Parigi della Siberia, paghiamo solo una notte. Domani si vedrà.
Nel frattempo arriva un'altra doccia fredda: Tatiana, di un'agenzia russa online, ci scrive che non ci sono più biglietti per Irkutsk – Ulaanbaatar e Ulaanbaatar – Beijing.
Iniziamo a pensare alle cose più strane, deviamo il percorso verso Vladivostok, salpiamo verso il Giappone, e poi prendiamo un aereo da Tokio a Beijing, evitando la Mongolia? Lo scenario è fantasioso e affascinante.
Tra viaggi mentali e idee balzane il fuso orario (+7 ore) ci stronca e cadiamo in un sonno profondo per tutto il pomeriggio.
Ci svegliamo verso le otto e ceniamo al London Pub. Divoro un gigantesco calzone con maionese, ketchup e schifezze varie, lo innaffio con una buona birra Baltika.





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